CURIOSITÀ

Ancora “rimandata”, l’Italia del merito torna al mare.

Ancora una volta “rimandata” l’Italia del merito! E Lei cosa fa?Punta tutto su una nuova proroga e se ne torna beatamente al mare, tanto in qualche modo a settembre la promuoveranno. E pur di farsi rimandare ancora una volta le prova tutte. Ma è possibile che un Governo che punta sul “MERITO” voglia farsi rimandare per il 17esimo ANNO nella materia Gestione del Patrimonio Demaniale?! E fra i vari patrimoni demaniali c’è quello marittimo, quello che rappresenta la nostra offerta turistica estiva, quello economicamente trainante per un Paese, come il nostro, circondato per gran parte dal mare.

E allora è doverosa qualche considerazione. Tutti sappiamo che nel gergo scolastico “rimandare” significa “riparare” (ai miei tempi si chiamavano esami di riparazione), avere il tempo di colmare le carenze riscontrate in alcune materie e tuttavia non perdere l’anno con una bocciatura. Un metodo che ritengo giusto per consentire ad uno studente di non compromettere o rallentare il suo percorso di studi.

Tuttavia essere rimandati per 17 anni sulla stessa materia ANCHE NO!!! Non è accettabile. Nasconde un atteggiamento patologico oltre che dannoso e pericoloso. L’Italia appare come quello studente che viene rimandato in una materia e che si presenta agli esami di riparazione senza aver studiato nulla ma a cui viene offerta una possibilità: se paghi, ti promuovo e ti mando avanti!

Ma che merito è questo? E’ una volgare compravendita che danneggia tutti: studenti, cittadini, casse dello Stato, immagine nazionale… persino quegli imprenditori balneari che si battono per l’ennesima proroga (durante la quale, come al solito, non si proverà a sanare le evidenti carenze nel settore incriminato dalla Bolkestein ma si cercherà, ancora una volta, di strumentalizzare la questione per fini politici ed elettorali).

Ma basta! Cara Italia, sei stata rimandata 1,2,3… 17 volte e ancora non capisci che devi metterti a studiare?!?”

12.000 aziende combattono per l’ennesima proroga che consente loro di continuare la propria attività commerciale pur essendo state  giudicate “inadeguate” sul rispetto delle norme comunitarie (e probabilmente civili)mentre il resto della popolazione (circa 60.000.000 di persone) continua a pagare per le infrazioni (sanzioni economiche) che si protraggono dal 2006 nei confronti del nostro Paese.

È ovvio che il dibattito fra coloro che sostengono la messa al bando delle concessioni demaniali marittime e coloro che contrastano l’operazione, è una questione che non metterà mai le due fazioni d’accordo, ci sono in ballo interessi economici e politici troppo alti. Tuttavia è evidente che qualcosa non va e che tutta la popolazione italiana continua a pagarne le conseguenze (d’immagine ed economiche!).

È patologico oltre che pericoloso non affrontare le questione “attività turistico-balneari e demanio marittimo”. Arrivati a questo punto,  credo che gli stessi operatori balneari farebbero bene a dimostrare la loro correttezza, buona fede e capacità di operare in questo settore turistico senza essere più accusati di essere privilegiati, evasori, nepotisti… In fondo se mandano “a gara pubblica le concessioni” i concessionari uscenti potranno:

  • partecipare alla gara pubblica 
  • dimostrare gli investimenti fatti
  • far valere la propria esperienza maturata nella propria attività e  sullo specifico territorio
  • dimostrare la propria formazione e le proprie competenze di operatori turistici
  • evidenziare i servizi creati in sinergia col territorio a beneficio delle comunità locali e dei turisti (nazionali ed internazionali)
  • ottenere un indennizzo per ciò che, nel rispetto delle leggi in materia, hanno realizzato.

Ascoltavo di recente la giornalista Milena Gabanelli in un intervista che diceva: “Un operatore balneare, con l’affitto di 2 ombrelloni a 15 euro al giorno nel corso della stagione estiva, copre il pagamento del proprio canone demaniale. E tutto il resto? I restanti 50-100-200-300… ombrelloni? E il bar con i suoi listini al rialzo, il ristorante sempre all’interno dello stabilimento balneare? Togliamo anche le famigerate spese… ma quel che resta non venite a dirmi che sono briciole!

Una statistica molto interessate evidenzia che la maggior parte dei gestori di stabilimenti balneari hanno doppia attività (spesso abilmente occultata) e che non si trovano più lavoratori stagionali perché essendo sottopagati hanno preferito sussidi statali e lavoro nero. Signori/e qualcosa non va proprio!

PROPOSTA: facciamo che i gestori di stabilimenti balneari li tengono aperti tutto l’anno, in estate faranno numeri ragguardevoli con la massa di turisti e la bella stagione e in inverno, forse, ridurranno i loro utili. Tuttavia potranno vantarsi di essere dei  veri operatori turistici, che terranno pulita anche in inverno la loro concessione (libera dagli ombrelloni ovviamente), che potranno offrire un dolce tipico, un caffè o un buon pasto a tutti gli amanti del “mare d’inverno” che tuttavia non sono pochi. In altre parole, io credo che se vuoi fare l’operatore balneare devi respirare salsedine tutto l’anno, non soltanto per 4-5 mesi per poi passare ad altro lasciando all’abbandono la tua tanto amata concessione (salvo chiedere rimborsi e finanziamenti se il MARE “naturalmente” la invade con le mareggiate invernali). Forse si garantirebbe anche a qualche ragazzo/a di lavorare in modo più continuativo piuttosto che lamentarsi del personale stagionale che scarseggia.

Invece NO, terminata l’estate gli stabilimenti vengono smontati, la maggior parte diventano rimessaggi di macchinari e attrezzature (brutti da vedere), molte spiagge si trasformano in discariche abusive sul sul mare.

L’Europa in principio ci ha dato un’indicazione (derisa) che col tempo si è trasformata in ammonizione (sottovalutata) e alla fine in sanzione (ignorata/prorogata). Abbiamo anche ascoltato stucchevoli dissertazioni semantiche di illustri parlamentari sulla differenza fra le parole “bene” e “servizio” (ritengo assurdo poter considerare gli stabilimenti balneari esclusivamente un bene… forse lo sono il mare, la sabbia, le scogliere!).

Ma abbiamo capito bene per cosa ci sta sanzionando l’Europa?

Proverò a sintetizzare:

  • per non aver rispettato il principio di libera concorrenza in riferimento all’assegnazione dei suoi beni demaniali;
  • per aver lasciato vendere, assegnare, cedere, trasferire la titolarità delle gestioni degli stabilimenti balneari di padre in figlio o venduto (con metodi che hanno “aggirato” il principio di libera concorrenza) attività invendibili di proprietà esclusiva dello Stato che dovevano essere assegnate esclusivamente attraverso gare pubbliche;
  • per l’incapacità di censire e controllare le attività che operano sul demanio marittimo;
  • per aver concesso e non contrastato abusivismi vari;
  • per consentire allo Stato di riscuotere i giusti canoni demaniali;
  • per, finalmente, ri-normare un comparto che fa ancora riferimento a leggi antiche ed obsolete;
  • per portare il nostro Paese ad una gestione equa, corretta e virtuosa di un settore economico trainante: il turismo balneare.

E mentre dal 2006  uno dei suoi settori economici strategici viene accusato di inadeguatezza con prove inoppugnabili, l’Italia cosa fa nel 2023?

Lascia incancrenire la situazione lottando (e pagando!) per l’ennesima proroga, durante la quale, la sua attuale classe politica si augura di poter raccogliere il consenso politico/elettorale delle 12.000 aziende che cerca di accontentare, di tutte le loro famiglie e amici ma anche di tutte le lobbies impegnate a sostenere questo settore economico. L’Italia è stata rimandata, nella materia gestione del demanio marittimo per la bellezza di 17 anni, durante i quali non ha mai provveduto a sanare le sue carenze. Paga e si trascina avanti mentre tutta la sua popolazione subisce le conseguenze sociali ed economiche di tale “esoso” immobilismo.

Ho sempre pensato che la tanto famigerata Direttiva Bolkestein ci stava dando la possibilità di superare le nostre mancanze in un settore che ho sempre amato in cui avremmo dovuto/potuto, già da tempo, dimostrare la nostra serietà e capacità nel dare splendore ed efficienza alle nostre bellezze naturali e ai nostri servizi… ma, purtroppo, ci siamo accontentati e continuiamo ad accontentarci di essere sempre rimandati! 

 

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