Luglio 27, 2021
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Cosa sono i Piani Collettivi di Salvataggio?

Quando parliamo di Piani di Salvataggio è opportuno capire prima cos’è il Salvataggio e conoscere alcuni aspetti del soccorso in ambiente acquatico spesso trascurati.

I singoli concessionari di uno stabilimento balneare, hanno spesso utilizzato ragazzi/e in possesso di brevetto per il salvataggio snaturando in molti casi la loro vera funzione.

I compiti del bagnino di salvataggio ha il compito di sorvegliare lo specchio acqueo antistante, fare prevenzione e prestare soccorso all’occorrenza!

Purtroppo in molti casi, per rispettare le richieste dei datori di lavoro, si sono trovati a fare assistenza mentre si dedicavano anche ad altre attività. Risultato? Fallimento della loro funzione di prevenzione, possibilità di omissione di soccorso nei confronti di eventuali infortuni, possibile segnalazione (con relative conseguenze amministrative e talvolta penali) sia del Bagnino sia del concessionario da parte delle autorità di controllo per assenza o inadempienza del Servizio di Salvataggio.

Già dagli anni 70’ per fortuna emerge attraverso le associazioni di operatori balneari, le cooperative di bagnini e le associazioni di volontariato, la necessità di gestire i servizi di salvataggio in modo meno privatistico e con innegabili vantaggi sia per gli imprenditori balneari sia per gli stessi bagnini incaricati dei servizi.

In altre parole, nel rispetto delle varie Ordinanze di Sicurezza Balneare che stabiliscono per ogni Regione quanti metri lineari di fronte-mare deve pattugliare un bagnino assunto in uno stabilimento balneare, è stato possibile organizzare il servizio su interi tratti di costa attraverso vere e proprie squadre di professionisti coordinati fra loro.

Proviamo a capire insieme i vantaggi dei Piani Collettivi di Salvataggio per un concessionario.

Molti concessionari che hanno pochi metri di fronte-mare sono costretti ad assumere ugualmente un bagnino. Non potendo assumere “mezzo bagnino” possono ricorrere al Piano Collettivo di Salvataggio in accordo con gli altri concessionari confinanti. Come? Per essere ancora più chiari: se l’Ordinanza stabilisce 1 bagnino ogni 150mt ma il concessionario ha solo 80mt in concessione e il suo confinante ne ha 60, i due operatori balneari possono affidare il Servizio di Salvataggio ad un’impresa che si occuperà di posizionare una postazione di Salvataggio fra le due concessioni restando assolutamente nel rispetto dell’Ordinanza di Sicurezza Balneare.

Inoltre, le società-cooperative che generalmente offrono questi servizi, tendono ad organizzare le proprie squadre di bagnini con una regia ed un controllo costante sulla loro operatività che garantisce al concessionario maggiore tranquillità e minori responsabilità per un servizio molto delicato come quello del Salvataggio e del Soccorso.

Per gli operatori balneari un modo per svolgere la propria attività senza il pensiero costante dei potenziali incidenti in mare che possono verificarsi nello specchio acqueo antistante la propria concessione.

C’è anche un aspetto formativo molto interessante nella gestione dei Bagnini di Salvataggio attraverso le società che propongono i Piani Collettivi: i ragazzi/e vivono una realtà molto dinamica che gli consente di avere una formazione costante, un controllo continuo durante lo svolgimento del lavoro ma anche di far parte di una squadra che, in situazioni particolari, interviene con aggiunta di mezzi propri e se necessario esperti professionisti del settore.

I bagnini più giovani hanno la possibilità di avere sempre il supporto di quelli più esperti per ogni evenienza. Altro aspetto non trascurabile è la possibilità di avere un unico interlocutore su interi tratti di spiaggia per incidenti e situazioni di pericolo per le Capitanerie di Porto, i Vigili del Fuoco e le altre forze dell’ordine al fine di evitare confusione nelle comunicazioni e nei piani d’intervento. La sinergia fra i concessionari e l’intervento economico dei Comuni può, attraverso i Piani, valutare anche l’eventuale copertura dei tratti di spiaggia libera che solitamente non godono di servizio di salvataggio (in cui sono più frequenti gli incidenti in mare) aumentando la loro efficacia in termini di prevenzione, sicurezza e soccorso.     

Come si realizza un Piano Collettivo di Salvataggio?

E’ un’operazione piuttosto semplice. Gli attori dell’accordo sono:

  • l’impresa che offre il servizio (anche l’associazione dei balneatori stessa)
  • il Comune (se intende partecipare al Piano).
  • la Capitaneria di Porto (che analizza ed eventualmente integra la proposta).

Si affida ad un impresa autonoma il compito di redigere, organizzare e gestire il Piano coinvolgendo gli stabilimenti balneari interessati e lasciando la libertà, a quelli che non intendono aderire, di continuare a gestire il Servizio di Salvataggio autonomamente sempre nel rispetto dell’Ordinanza di Sicurezza Balneare.

L’ente che gestisce il Piano Collettivo di Salvataggio dovrà preoccuparsi di redigere un Regolamento interno con regole e metodi chiari e applicabili ad ogni diversa situazione da tutto il personale operativo impiegato. Questo regolamento andrà ad aggiungersi a tutte le norme indicate nell’Ordinanza di Sicurezza Balneare che, comunque, saranno sempre la linea guida di ogni operazione svolta. Il valore aggiunto è che un’impresa che si occupa di Sicurezza, tenderà ad investire su questo aspetto, sia nella formazione delle sue risorse umane, sia per l’inserimento al fianco dei datati mezzi per il soccorso (pattini, giubbotti, rulli di alaggio, salvagenti) di nuove attrezzature e mezzi più moderni ed efficaci (moto, d’acqua, sup, giubbotti autogonfiabili…).

Ultimo aspetto, e non per importanza, è rappresentato da un’operazione che coloro che gestiscono i Piani Collettivi inseriscono nel Regolamento interno: la raccolta dei dati relativi agli incidenti. Si tratta di relazioni scritte da soccorritori e testimoni da cui emergono dati molto utili per migliorare i servizi di prevenzione, salvataggio e soccorso. Le stesse Capitanerie andranno a beneficiare di questi dati per migliorare l’efficacia delle Ordinanze che vengono emesse ogni anno e, nelle situazioni di controversia legale, potranno assumere nell’immediato il valore di prova.

Affidare ad imprese che si occupano di sicurezza in ambienti acquatici per gestire le nostre spiagge, come avviene in tanti Paesi anche molto vicini a noi, è segno di lungimiranza ed efficienza in nome della tutela della salute delle nostre comunità.     

   

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