Luglio 27, 2021

DOCTORBEACH

admin

  ROBERTO DE IURE 

Beach Manager

Assistente/Istruttore  BLS D

Blogger

PERCORSI FORMATIVI

  • Maturità Classica (CH)
  • Scuola Militare di Paracadutismo (PI)
  • RECORDATI Farmaceutici (RM)
  • Federazione Italiana Nuoto (CH)
  • A.I.B.E.S. (PE)
  • IdeaSuoni (TE)
  • Centro Formazione Professionale (RM)
  • Confesercenti/Camera di Commercio di Chieti (CH)
  • Facoltà di Lettere Moderne (CA)
  • Facoltà di Scienze della Formazione (AQ)
  • Bluserena S.p.A. (PE)
  • CMAS Diving Center (CH)
  • Didattica Nautica (CA)
  • Salvamento Academy (LI)

IERI

  • Collaboratore occasionale (ante servizio militare, impieghi vari ed eventuali… molti!)
  • Paracadutista/Bungee Jumper
  • Barman
  • Agente musicale
  • Informatore Medico Scientifico del Farmaco
  • Gestore di attività turistico-balneari 
  • Gestore di Pub

PASSIONI

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  • Scrittura
  • InFormazione

 


Dopo tanti anni di lavoro (e non solo!) a contatto con mare e stabilimenti balneari, ho deciso di creare uno spazio in cui evidenziare gli aspetti più caratteristici del mio lavoro.

Quasi 30anni di pratica, osservazioni, studi ed approfondimenti, mi permettono di focalizzare argomenti spesso trascurati ma anche di fare chiarezza su comportamenti sbagliati e pericolosi diventati ormai consuetudini, a cui continuo ad assistere ogni estate.

Sono gli stessi comportamenti che rendono le nostre coste, i nostri mari e anche i nostri stabilimenti balneari, sempre meno sicuri.  

Mi auguro vivamente di poter aiutare tutti coloro che, per qualsiasi motivo, gravitano attorno al turismo balneare: dall’imprenditore desideroso  di informazioni specifiche e dettagliate per la sua concessione balneare al ragazzo/a in cerca di lavoro stagionale presso stabilimenti balneari o strutture affini ma anche semplicemente al turista e al frequentatore occasionale di stabilimenti balneari e spiagge libere. 

Mi occupo personalmente della scelta dei temi trattati e della stesura degli articoli, cercando si sintetizzare al massimo gli argomenti. Perché sintetizzare? Perché amo tantissimo scrivere e approfondire certi argomenti e mi dilungherei volentieri ma è mia intenzione rendere la mia formazione umanistica funzionale alla cultura “smart” che caratterizza le giovani generazioni. 

Sarei felice di scoprire che sono principalmente i più giovani a leggermi, a vivere il mare e le strutture che lo identificano in modo sempre più corretto e consapevole! Anzi, per favorire maggiormente il loro coinvolgimento, strada facendo pubblicherò anche dei video che potranno offrire una valida alternativa alla lettura.

doctorbeach è uno spazio in cui sono ben accette le considerazioni dei colleghi o di tutti coloro che riterranno opportuno aggiungere informazioni o correggere i miei articoli, permettendomi di offrire un prodotto sempre migliore e aggiornato. 

Anche se il “progetto doctorbeach” nasce come riferimento per chi, a vario titolo, lavora in ambito balneare, si è sviluppato con l’obiettivo di offrire un contributo indistintamente a tutti:

  • l’intenzione è quella di accendere un piccolo faro su un settore estremamente importante nel nostro Paese e piuttosto trascurato, che merita di essere riqualificato attraverso col contributo di tutti.
  • L’ auspicio è che possa servire a rendere più corretta, consapevole e sicura la frequentazione degli ambienti marini e, nello specifico, degli stabilimenti balneari.

Non mancheranno simpatiche rubriche sugli aspetti più goliardici e originali tipici di questo tipo di attività.

RINGRAZIO le MIE maggiori ed inesauribili FONTI d’ISPIRAZIONE

  • MIO ZIO GIANNI, il primo che mi ha fatto capire quanto sia divertente lavorare in uno stabilimento balneare.
  • MIO FRATELLO PAOLO, che mi ha insegnato a “respirare sott’acqua” sconfiggendo la mia talassologia, facendomi conoscere i tesori inestimabili del mondo sommerso e fornendomi una competenza specifica per operare in acqua.
  • MIA SORELLA MILA, la sola con cui riesco a parlare “di tutto”, capace di farsi sentire accanto fra distanze  e silenzi.
  • I MIEI AMICI GIOVANNI & ROBERTA, capaci d’insegnarmi che la vera amicizia sa anche di aspettare.
  • i miei “nipoti” NINA, STEFANO, SARA, TOMMASO & ENRICHETTO (anche detto THE WARRIOR), i bambini che più di ogni altra cosa al mondo riescono a trasmettermi una sensazione di benessere e che mi stimolano a credere ed impegnarmi per un futuro migliore.
  • Tutti i miei COLLEGHI di lavoro e tutti i/le ragazzi/e con cui ho collaborato durante tutti questi anni sulle spiagge, per avermi dato l’opportunità di conoscere sempre nuovi aspetti umani e migliorare la mie competenze.

 e  soprattutto ROSSANA,

la persona con cui, più di qualsiasi altra, sono riuscito a condividere la mia vera essenza, capace di stimolare il mio ingegno e, talvolta, il mio “immobilismo”… con cui ho vissuto i viaggi più belli e le emozioni più forti!   

   

Mi trovavo come ogni anno, da circa trent’anni a questa parte in primavera, sull’arenile di una concessione demaniale. Mi apprestavo ad allestire uno stabilimento balneare per l’imminente stagione estiva.
Sono giornate in cui le attività turistiche si destano dal letargo invernale e iniziano a svolgere tutte quelle operazioni che le porterà ad essere nuovamente attraenti, funzionali e produttive.
Si tratta di operazioni che, qualora fatte senza criterio, possono condizionare l’esito di un’intera stagione balneare.

 IL NOME doctorbeach

Ero intento a prendere i punti di riferimento per la posa dei miei ombrelloni e mi accorgo che accanto alla mia concessione c’era un ragazzo di etnia africana che si trovava nella mia stessa situazione ma evidentemente con qualche problema in più.

Era quasi sera e avevo già montato alcune file di ombrelloni quando ad un tratto sento una voce provenire dalla concessione adiacente, a pochi metri da me: “Hey amico! Come fai tu a fare così preciso e veloce? Io già sbagliato due volte, tutto storto!”

Mi volto e vedo la sua concessione con pochi ombrelloni montati… male per giunta!

Era Shamir, il ragazzo africano incaricato di montare la spiaggia nello stabilimento balneare di un anziano proprietario ormai senza forze ed entusiasmo, interessato solo ai proventi del suo chiosco bar.

Per Shamir questa volta non si trattava solo di usare la forza delle proprie braccia o eseguire le indicazioni di qualcuno, come era solito fare.  Aveva garantito al vecchio datore di lavoro di essere capace di montare una spiaggia e doveva farlo, anche in tempi piuttosto rapidi per evitare di essere sostituito.

La sua situazione era evidente, proprio come era apparsa ai miei occhi in un primo momento: nessuna specifica competenza e scarsa manualità nell’uso degli attrezzi tipici del lavoro di spiaggia.

Si avvicinò a me con molta gentilezza e nonostante le sue difficoltà nel parlare correttamente la mia lingua, rimase qualche minuto ad elogiare il mio operato, ad ammirare il mio lavoro, la precisione con cui stavo montando i miei ombrelloni. Non si precipitò a chiedermi aiuto e consigli ma lo fece con calma, timidezza, quasi con vergogna.

Aveva un sorriso bellissimo, la voglia e la necessità di far bene quel lavoro.

Terminate le mie ore, restai con lui fino all’imbrunire, insegnandogli ogni attività che potesse aiutarlo a svolgere un ottimo lavoro e nel minor tempo possibile, visto che ne aveva già perso tanto.

Ogni giorno al termine del mio lavoro, trovavo il tempo per insegnargli qualcosa di nuovo: dal montaggio degli ombrelloni ai metodi per la pulizia della spiaggia, dalla movimentazione delle attrezzature alle operazioni in mare più importanti. Capitò persino, un giorno, di renderlo partecipe ad un intervento di primo soccorso per una persona colpita da improvviso malessere nel chiosco della sua concessione.

Imparava in fretta, aiutato dalla sua enorme forza fisica e da una volontà incredibile. Quando non era sicuro di qualcosa, lo vedevo correre verso di me e chiedermi: “Amico come fare a…”

Nonostante il mio stabilimento fosse almeno dieci volte più grande del suo, terminammo i lavori di montaggio nello stesso giorno.

Ero soddisfatto del lavoro svolto sulla mia concessione ma lo ero ancora di più perché Shamir, col mio aiuto, aveva fatto altrettanto bene nella sua piccola concessione e soprattutto perché aveva posto delle solide basi per imparare un nuovo lavoro.

Quella sera ero davvero stanco e avrei preferito evitare ulteriori lezioni a Shamir ma anche quella sera mi chiamò.

Lo fece però in modo diverso, tanto che in un primo momento non risposi.

Hey doctorbeach! Amico doctorbeach vieni, un regalo per te”. Mi avvicinai e tirò fuori un ciondolo in cuoio, simbolo della riconoscenza per tutto il tempo che gli avevo dedicato.

Mi emozionò quel gesto ma la cosa che mi rese ancora più felice fu la spiegazione del soprannome con cui da quel momento mi avrebbe chiamato: doctorbeach.

Gli chiesi: “Perché mi chiami doctorbeach?” E lui sorridendo e col suo misero italiano ma sempre ricco di profondi significati mi disse: “Tu sei come dottore a cui pazienti vanno per risolvere propri problemi, un bravo dottore che sa cosa fare in ogni situazione e pure veloce!”.

In altre parole mi vedeva come il dottore della spiaggia  capace di risolvere tutte le situazioni che capitano in questo contesto, con la terapia giusta per tutte le “patologie” che possono riguardare uno stabilimento balneare e le persone che lo frequentano.

Shamir è stato un amico sincero ed un collega di lavoro esemplare per due stagioni prima di trasferirsi in Francia.

Chissà se avrà modo di leggere il mio sito ma sono certo che sarebbe felice di vedere che l’ho intitolato col soprannome che aveva scelto per me.

Ecco perché il nome doctorbeach. Grazie Shamir!                                                                                                                                                   doctorbeach

 

Mentre analizzavo una sconcertante statistica relativa agli incidenti in mare, mi è tornata in mente una bellissima citazione poetica del padre del Romanticismo francese Victor Hugo che recita: IL MARE È UN LUOGO DI RIGORE E LIBERTA’… meravigliosa!

9 parole per esprimere un significato vastissimo

Dopo la morte della figlia prediletta (avvenuta in un naufragio in cui perse la vita anche il marito della donna tuffatosi per un improbabile soccorso) e l’esilio sull’isola di Guernsey, credo che avesse tutti gli ingredienti per offrirci una sintesi così poetica e giusta.

Ma veniamo al MARE!

Le statistiche parlano di persone molto spesso incoscienti e poco preparate, noncuranti delle regole o dei consigli ricevuti, talvolta solo sfortunate e vittime di eventi imprevisti.

Il RIGORE a cui fa riferimento il poeta deve farci ragionare sull’importanza di essere rigorosi in un LUOGO che non identifica affatto il nostro ambiente naturale, in cui è fondamentale agire con prudenza e consapevolezza.

Azzardare col mare significa mettere sul “tavolo da gioco” la propria vita!

Pur sapendo che la fatalità della vita può sorprenderci in qualsiasi momento, quando siamo in mare l’attenzione deve aumentare. Ragionare, valutare e decidere in senso conservativo della nostra incolumità e sopravvivenza può limitare le fatalità negative.

Bisogna dedicare del tempo alla conoscenza dell’ambiente marino, con umiltà, attraverso coloro che dimostrano di conoscerlo meglio di noi e che possono consigliarci come agire di fronte a condizioni meteo-marine non ideali. E’ indispensabile leggere e rispettate le regole “pubbliche” che le Ordinanze Balneari stabiliscono sui comportamenti da tenere sulle spiagge e negli specchi d’acqua antistanti, ascoltare gli assistenti bagnanti che non vogliono condizionare le vostre attività ricreative sulle spiagge ma solo evitarvi problemi e spiacevoli disavventure.

Tutto questo non deve porre un’ombra scura sulla bellezza del MARE, sul senso di LIBERTA’ e benessere che trasmette, sull’effetto benefico che produce.

Restando in tema di statistiche, infatti, sembra che circa i 70% della popolazione carceraria in Italia, alla domanda: qual è una delle prime cose che vorresti vedere (escludendo familiari e amici) una volta uscito?! Risposta: il MARE.

Il mare è uno degli elementi naturali che identifica meglio il senso di LIBERTA’. Ci consente di essere davvero liberi, di viverlo come meglio crediamo ma dobbiamo anche rispettarlo. Sempre più spesso LUI ci guarda “in silenzio” mentre lo inquiniamo, occupiamo i suoi spazi, avveleniamo le sue acque e le sue creature, alteriamo con scelte dissennate il suo intero ecosistema avvelenando nello stesso tempo NOI stessi.

Cambiamo rotta, impariamo a conciliare rigore e libertà perché:

IL MARE È UN LUOGO DI RIGORE E LIBERTA’.