Ottobre 17, 2021
PREVENZIONE

I rischi dell’iperventilazione

E’ bene sapere che anche la semplice operazione di gonfiare a fiato un canottino in spiaggia può determinare alterazioni evidenti del nostro stato fisico! Partiamo dal presupposto che anche coloro che sono abituati a frequentare il mare, non sempre assumono comportamenti corretti e sicuri. Fra questi c’è persino chi si concede la libertà di imitare recordman e professionisti dell’apnea adottando tecniche poco conosciute o improvvisate. Quando parliamo di respirazione, però, è opportuno affrontare l’argomento con molta attenzione. Il respiro è un atto che ci consente di restare in vita e che coinvolge le parti più nobili del nostro organismo.

Mi è capitato di vedere persone approcciarsi all’apnea per varie ragioni, molti con grande serietà e competenza, tanti altri con approssimazione e superficialità ma ciò che è peggio, senza alcuna conoscenza dei rischi, spesso letali, a cui si espone inconsapevolmente. Voglio per questo eliminare dubbi su una tecnica di respirazione che alcuni, erroneamente, pensano ancora che possa servire a migliorare le proprie performance sott’acqua.

Mi riferisco all’iperventilazione, tecnica che prevede una frequenza maggiore e più intensa di atti respiratori prima di un’apnea. Vediamo insieme quali possono essere i rischi dell’iperventilazione al fine di evitarli.

PREMESSA, quello che fanno alcuni atleti professionisti in ambito sportivo è frutto di percorsi molto lunghi e impegnativi, in cui imparano a conoscere le reazioni del proprio organismo quando è sottoposto a specifiche sollecitazioni ma soprattutto a prendere consapevolezza dei suoi limiti.

Ma prima di spiegare i motivi per i quali non è opportuno imitare certe tecniche, voglio fare chiarezza sul significato di questa parola proprio per evidenziare i rischi dell’iperventilazione.

E’ un argomento molto delicato che implica importanti conoscenze medico-scientifiche relative alla respirazione e alla fisiologia umana. Cercherò, quindi, di sintetizzare e semplificare l’argomento. Non mi concentrerò sulla spiegazione delle reazioni fisiche e metaboliche presenti in un individuo che si dedica a tale pratica. Voglio parlarvi della sua pericolosità qualora svolta da persone incapaci di gestire i suoi effetti. Mi riferisco in particolare ai bagnanti occasionali che decidono di fare apnea, per capirci meglio ai cosiddetti “apneisti della domenica”.

Per prima cosa, è opportuno spiegare il significato della parola iperVENTILAZIONE. Cosa vuol dire ventilare? In sintesi equivale a dire respirare. Iperventilare, di conseguenza, significa respirare molto, più del necessario.

A questo punto è importante ricordare a tutti che la respirazione è un processo biochimico del nostro metabolismo che, attraverso l’apparato respiratorio, consente gli scambi gassosi fra l’ambiente circostante ed il nostro organismo.

Solo per usare la corretta terminologia, attraverso la respirazione determiniamo un processo definito ematosi, che consente di ossigenare il nostro sangue e di distribuire ossigeno a tutti gli organi. N.B.: nessuna respirazione = rischio morte.   

Ma se respirare normalmente ci permette di restare in vita, farlo in modo sbagliato può mettere a rischio la nostra stessa vita. Perché?

Per chiarire quanto sia sbagliato e pericoloso iperventilare ed in particolare per tutti coloro che in apnea praticano solo attività ricreative o si dedicano ad attività come la pesca subacquea e la fotografia underwater, è opportuno spiegare pochi e semplici aspetti della respirazione.

L’ Organizzazione Mondiale della Sanità stabilisce che una respirazione viene definita normale quando durante l’atto respiratorio passa attraverso i polmoni un volume di circa 5 litri d’aria. Detto questo, qualora si superano queste quantità, abbiamo a che fare con una respirazione che potrebbe non essere adeguata alle circostanze in cui ci troviamo. Mi spiego meglio. Se stessimo svolgendo un’intensa e faticosa attività fisica, potremmo anche considerare adeguato un atto respiratorio più intenso. Se, invece, siamo fermi e senza particolari affaticamenti o condizioni di stress fisico, questo tipo di respirazione potrebbe essere controproducente e anche pericolosa.

Va ricordato che un buon corso di apnea, nella sua parte teorica, sostanzialmente insegna a:

  • conoscere conoscere nozioni fisiche, anatomiche e fisiologiche che sono alla base di un corretto atto respiratorio
  • conoscere le conseguenze legate a comportamenti respiratori errati e pericolosi
  • apprendere le corrette tecniche di respirazione (polmonare, diaframmatica e clavicolare), le adeguate tecniche di rilassamento e gli opportuni tempi di recupero
  • conoscere la propria respirazione ascoltando il battito cardiaco
  • allenare la mobilitazione del proprio diaframma (fondamentale!)
  • rilassare l’attività cerebrale relativa alla propria componente emozionale in modo da avere un effetto calmante sull’intero sistema nervoso
  • indurre bradicardia e di conseguenza ridurre la pressione sanguigna
  • favorire l’attitudine ad immagazzinare aria nei polmoni e naturalmente ossigeno.

Ma non tutti hanno la voglia e l’opportunità di frequentare un corso professionale di apnea e spesso certe pubblicità o trasmissioni possono avere effetti fuorvianti per coloro che non osservano con spirito critico e coscienza. E’ importante pensare che l’apnea è una pratica che prevede sempre l’interruzione temporanea dell’atto respiratorio, un comportamento innaturale per il nostro organismo.

Per quanto la scienza ci abbia insegnato come gestire al meglio certe pratiche subacquee, è bene ricordare che non sempre avere più ossigeno nei polmoni equivale ad averne di più anche nei muscoli e nel cervello. Vediamo insieme perché:

  • iperventilare (respirare con frequenza ed intensità maggiori) determina un aumento del battito cardiaco e della pressione arteriosa. In questa situazione avremo un maggiore dispendio energetico con conseguente stato di tensione muscolare a causa del coinvolgimento di tutti i muscoli deputati alla respirazione (intercostali, addominali, scapolari, del dorso)
  • è necessario far riferimento ad un effetto fondamentale dell’iperventilazione: la cosiddetta decarbonizzazione del sangue ovvero una riduzione della pressione di anidride carbonica presente nel sangue che va a condizionare in modo determinante il nostro comportamento in apnea.

Dovete sapere che il nostro organismo è dotato di un centro del respiro che analizza costantemente le pressioni parziali dei gas presenti all’interno del sangue (Ossigeno e Anidride Carbonica) e che permette di verificare, in questo caso specifico, la scarsa presenza di anidride carbonica. Risultato? La non attivazione del campanello d’allarme (break-point ossigeno) che ci consentirebbe d’interrompere l’apnea riemergendo in sicurezza. In altre parole l’ossigeno diminuisce fino a livelli minimi per la nostra sicurezza ma senza che il nostro organismo abbia evidenziato il pericolo a causa della scarsa presenza di anidride carbonica deputata a suonare l’allarme.

RISCHI MAGGIORI:

  • sincope
  • perdita di coscienza ipossica: svenimento a causa dell’ipossia. Un’iperventilazione eccessiva può trasformarsi in una perdita di coscienza improvvisa per mancanza si ossigeno. ESEMPIO: provate a gonfiare un canotto a fiato. Dopo poco avvertirete un violento senso di vertigine e la necessità di fermarvi immediatamente, state andando rapidamente in ipossia ed è pericoloso! CAUSE: 1) errata respirazione con elevato sforzo respiratorio – 2) insufficiente apporto di ossigeno 3) grosso aumento della pressione parziale di co2/anidride carbonica – 4) mancanza di tempi di recupero  

STORIA –  Già dall’inizio del 1900 nei testi universitari di fisiologia umana si studiava il cosiddetto effetto Verigo-Bohr a cui non hanno mai dato grandissima importanza i professionisti del mondo sommerso. Solo nel 1950 il medico russo K.P. Buteyko approfondisce l’argomento, evidenziando il ruolo fondamentale dell’anidride carbonica all’interno dell’organismo umano e affermando la necessità della sua presenza nel sangue per permettere il passaggio dell’ossigeno alle cellule dei tessuti.

CONCLUSIONI

  • Per alcuni apneisti professionisti o atleti di caratura internazionale dedicarsi all’iperventilazione equivale a garantirsi un’apnea più duratura e confortevole proprio grazie alla decarbonizzazione del sangue.
  • Si tratta tuttavia di persone molto allenate, assistite durante le loro performances e capaci, generalmente, di gestire situazioni anche estreme.

Non è lo stesso per normali pescatori subacquei e “apneisti della domenica” che iperventilando rischiano di ritrovarsi, una volta immersi, con la riserva di ossigeno a disposizione terminata (break-point ossigeno) senza che le tipiche contrazioni diaframmatiche abbiano evidenziato in tempo la sua mancanza e l’eccesso della pressione parziale di co2/anidride carbonica.

Conseguenza: il cosiddetto black-out dell’apneista che capita quando l’ossigeno a disposizione termina o i segnali della sua mancanza arrivano troppo tardi, provocando spesso perdita di coscienza con relative tragiche conseguenze. Ciò avviene sempre nell’ultima fase, quando si è vicini alla superficie e si tende a considerare terminata la propria apnea. Vengono meno attenzione e concentrazione e può capitare che una perdita di coscienza repentina ed una zavorra eccessiva possano determinare esiti fatali (da qui la necessità di immergersi sempre in coppia e godere dell’eventuale assistenza, spesso determinante, del compagno).

CONSIGLIO a tutti coloro che trascorrono molto tempo al mare e che amano fare apnea anche solo per gioco, di frequentare un corso specifico che possa insegnare loro come gestire ogni momento di questa meravigliosa attività, a partire dalla respirazione. E’ inutile aggiungere quanto sia importante, in riferimento a corsi di formazione ed argomenti così delicati, affidarsi a professionisti con riconosciuta esperienza.

In mare, per evitare spiacevoli imprevisti, tutto quello che fate al di là di un semplice bagno ristoratore, deve contemplare:

  1. conoscenza dell’ambiente 
  2. conoscenza delle personali condizioni fisiche
  3. consapevolezza delle proprie capacità

 

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