Settembre 26, 2021
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DOCTORBEACH

Perchè il nome doctorbeach?

Mi trovavo come ogni anno, da circa trent’anni a questa parte in primavera, sull’arenile di una concessione demaniale. Mi apprestavo ad allestire uno stabilimento balneare per l’imminente stagione estiva. 
Sono giornate in cui le attività turistiche si destano dal letargo invernale e iniziano a svolgere tutte quelle operazioni che le porterà ad essere nuovamente attraenti, funzionali e produttive.
Si tratta di operazioni che, qualora fatte senza criterio, possono condizionare l’esito di un’intera stagione balneare.

Ma perché il nome doctorbeach?

Ero intento a prendere i punti di riferimento per la posa dei miei ombrelloni e mi accorgo che accanto alla mia concessione c’era un ragazzo di etnia africana che si trovava nella mia stessa situazione ma evidentemente con qualche problema in più.

Era quasi sera e avevo già montato alcune file di ombrelloni quando ad un tratto sento una voce provenire dalla concessione adiacente, a pochi metri da me:

“Hey amico! Come fai tu a fare così preciso e veloce? Io già sbagliato due volte, tutto storto!”

Mi volto e vedo la sua concessione con pochi ombrelloni montati… male per giunta!

Era Shamir, il ragazzo africano incaricato di montare la spiaggia nello stabilimento balneare di un anziano proprietario ormai senza forze ed entusiasmo, interessato solo ai proventi del suo chiosco bar.

Per Shamir questa volta non si trattava solo di usare la forza delle proprie braccia o eseguire le indicazioni di qualcuno, come era solito fare.  Aveva garantito al vecchio datore di lavoro di essere capace di montare una spiaggia e doveva farlo, anche in tempi piuttosto rapidi per evitare di essere sostituito.

La sua situazione era evidente, proprio come era apparsa ai miei occhi in un primo momento: nessuna specifica competenza e scarsa manualità nell’uso degli attrezzi tipici del lavoro di spiaggia.

Si avvicinò a me con molta gentilezza e nonostante le sue difficoltà nel parlare correttamente la mia lingua, rimase qualche minuto ad elogiare il mio operato, ad ammirare il mio lavoro, la precisione con cui stavo montando i miei ombrelloni. Non si precipitò a chiedermi aiuto e consigli ma lo fece con calma, timidezza, quasi con vergogna.

Aveva un sorriso bellissimo, la voglia e la necessità di far bene quel lavoro.

Terminate le mie ore, restai con lui fino all’imbrunire, insegnandogli ogni attività che potesse aiutarlo a svolgere un ottimo lavoro e nel minor tempo possibile, visto che ne aveva già perso tanto.

Ogni giorno al termine del mio lavoro, trovavo il tempo per insegnargli qualcosa di nuovo: dal montaggio degli ombrelloni ai metodi per la pulizia della spiaggia, dalla movimentazione delle attrezzature alle operazioni in mare più importanti. Capitò persino, un giorno, di renderlo partecipe ad un intervento di primo soccorso per una persona colpita da improvviso malessere nel chiosco della sua concessione.

Imparava in fretta, aiutato dalla sua enorme forza fisica e da una volontà incredibile. Quando non era sicuro di qualcosa, lo vedevo correre verso di me e chiedermi: “Amico come fare a…”

Nonostante il mio stabilimento fosse almeno dieci volte più grande del suo, terminammo i lavori di montaggio nello stesso giorno.

Ero soddisfatto del lavoro svolto sulla mia concessione ma lo ero ancora di più perché Shamir, col mio aiuto, aveva fatto altrettanto bene nella sua piccola concessione e soprattutto perché aveva posto delle solide basi per imparare un nuovo lavoro.

Quella sera ero davvero stanco e avrei preferito evitare ulteriori lezioni a Shamir ma anche quella sera mi chiamò.

Lo fece però in modo diverso, tanto che in un primo momento non risposi.

Hey doctorbeach! Amico doctorbeach vieni, un regalo per te”. Mi avvicinai e tirò fuori un ciondolo in cuoio, simbolo della riconoscenza per tutto il tempo che gli avevo dedicato.

Mi emozionò quel gesto ma la cosa che mi rese ancora più felice fu la spiegazione del soprannome con cui da quel momento mi avrebbe chiamato: doctorbeach.

Gli chiesi: “Perché mi chiami doctorbeach?” E lui sorridendo e col suo misero italiano ma sempre ricco di profondi significati mi disse: “Tu sei come dottore a cui pazienti vanno per risolvere propri problemi, un bravo dottore che sa cosa fare in ogni situazione e pure veloce!”.

In altre parole mi vedeva come il dottore della spiaggia  capace di risolvere tutte le situazioni che capitano in questo contesto, con la terapia giusta per tutte le “patologie” che possono riguardare uno stabilimento balneare e le persone che lo frequentano.

Shamir è stato un amico sincero ed un collega di lavoro esemplare per due stagioni prima di trasferirsi in Francia.

Chissà se avrà modo di leggere il mio sito ma sono certo che sarebbe felice di vedere che l’ho intitolato col soprannome che aveva scelto per me.

Ecco perché il nome doctorbeach. Grazie Shamir!

                                                                                                                                       doctorbeach

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