L’annegamento rappresenta l’evento più tragico che può verificarsi all’interno di un ambiente acquatico. Quando capita durante la frequentazione di un a piscina o di uno stabilimento balneare, assistiamo al “fallimento” dell’attività di prevenzione (di soccorso e di salvataggio).
OGNUNO DEVE FARE LA SUA PARTE
OGNI ANNO IN ITALIA:
- circa 400 morti a causa di annegamento;
- 800 ospedalizzazioni per annegamento come conseguenza di pre-annegamento o annegamento;
- circa 60mila salvataggi sulle spiagge (e considerando tutti gli altri ambienti acquatici, gli interventi di prevenzione effettuati dagli assistenti bagnanti, salgono a circa 600mila).
⇒ Sono dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, contenuti nel “Rapporto dell’Osservatorio per lo Sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e degli incidenti in acque di balneazione” (che incidono anche dal punto di vista economico ed operativo sulla gestione del sistema sanitario nazionale).
Per fare prevenzione o intervenire durante un annegamento è importante capire come si verifica e quali sono le fasi che lo caratterizzano.
LE 3 FASI DI UN ANNEGAMENTO
FASE 3: Arresto cardiocircolatorio – gli squilibri elettrolitici (livelli alterati di sodio, potassio e
LE CAUSE PIÙ COMUNI DI UN ANNEGAMENTO
3 ASPETTI A CUI PRESTARE MOLTA ATTENZIONE
1. Aspetti puniti dalla Legge quando:
- la piscina non rispetta dal punto di vista strutturale le vigenti norme di sicurezza ⇒
Approfondimenti; - gli impianti per il riciclo, la depurazione e la disinfezione delle acque di balneazione della piscina non sono revisionati, efficienti ed utilizzati secondo le leggi vigenti in materia ⇒ Approfondimenti;
- lo stabilimento balneare non posiziona gli indicatori di sicurezza in mare (boe, gavitelli, corsie…) al fine di favorire una balneazione sicura nonostante lo svolgimento delle attività nautiche da diporto o a vela;
- mancata esposizione di regolamenti, indicazioni e norme di sicurezza relative all’ambiente acquatico (ordinanze di sicurezza balneare, nazionali, regionali e comunali);
- assenza di personale competente destinato ad azioni di prevenzione, controllo, salvataggio e manutenzione (assistenti bagnanti, addetti alla sicurezza, manutentori…);
- assenza di presidi medici/sanitari, di dotazioni per la sicurezza o di mezzi per il salvataggio omologati ed efficienti;
2. Aspetti trascurati dagli imprenditori del turismo e dai lavoratori:
l’assistente bagnanti (o la squadra di assistenti bagnanti) non è competente o viene incaricato di svolgere altre mansioni; - il numero degli addetti alla prevenzione, al soccorso e al salvataggio non è adeguato alle dimensioni o al numero dei frequentatori dell’ambiente acquatico;
- gli addetti alla manutenzione degli impianti delle piscine trascurano/omettono di controllare costantemente e con attenzione il loro funzionamento (effettuando pericolose operazioni anche durante la balneazione: uso di prodotti chimici in quantità superiori alla media o apertura delle valvole di aspirazione per particolari esigenze di riciclo dell’acqua);
- gli assistenti bagnanti non prestano attenzione al ripristino immediato di eventuali dotazioni in mare che, oltre ad essere obbligatorie, rappresentano una sicurezza per la balneazione (mancanza di boe, gavitelli e segnalazioni di pericolo);
- l’imprenditore che offre servizi in cui è compresa la balneazione non evidenzia correttamente i pericoli dell’ambiente acquatico, non investe su moderni ed efficienti mezzi per il soccorso e non dedica risorse alla formazione e al controllo degli assistenti bagnanti.
3. Aspetti soggettivi – Comportamenti assunti dai frequentatori di piscine e stabilimenti balneari:
- scarsa attenzione all’attività in spiaggia e in piscina dei bambini, soprattutto in situazioni di grande
affollamento o con condizioni meteo-marine avverse. - superficialità e approssimazione di assistenza bagnanti, animatori turistici, staff nautici, manutentori e addetti al controllo e alla sicurezza di strutture, mezzi e attrezzature. Talvolta operano senza rispettare le leggi, le procedure operative o i regolamenti della struttura in cui prestano servizio.
- scarsa considerazione per le indicazioni di sicurezza offerte dagli assistenti bagnanti in riferimento alle possibilità di balneazione in determinanti momenti (condizioni meteo-marine che non consentono una sicura balneazione);
- sopravvalutazione delle personali capacità fisiche e natatorie che spingono alcuni individui a rischiare anche in presenza di condizioni meteo-marine avverse (o meteorologiche per le piscine);
- disinteresse per le indicazioni di prevenzione e sicurezza contenute nella cartellonistica di sicurezza, nelle ordinanze di sicurezza balneare e in tutti i documenti (consultabili da chiunque in ogni momento) in cui sono presenti le norme di prevenzione da applicare.
Tutelare la vita umana è sempre un obiettivo primario. Abituare le persone a prevenire incidenti potrà aiutare tutti coloro che, a vario titolo, operano all’interno degli ambienti acquatici. Ridurre quel pesante e triste numero di annegamenti che si verifica ogni anno nel nostro Paese, è un obiettivo alla nostra portata!