IL RISCHIO ZERO NON ESISTE
Non è sufficiente neppure fare corsi di formazione e prendere attestati per dimostrare di essere idonei al soccorso se poi le capacità d’intervenire si riducono ad un colpevole immobilismo o, ancor peggio, ad improvvisazioni prive di utilità. Così come non è sufficiente, a livello imprenditoriale, proclamarsi attenti alla prevenzione e alla sicurezza di lavoratori e clienti, salvo poi, mascherare le carenze strutturali e le capacità operative degli addetti alla prevenzione e al soccorso.
Sembra che basti avere un attestato da esibire e la sicurezza è servita! Purtroppo, in molti casi, quello che si serve è un piatto che potrebbe anche avvelenare! Chi paga per frequentare luoghi di divertimento, dove la concentrazione di persone è elevata, stipula un accordo che dovrebbe tutelarlo da eventuali disavventure (e nello stesso tempo s’impegna a rispettare le regole stabilite da chi fornisce certi servizi).
SU ALCUNE COSE CI SIAMO MA SU ALTRE È BUIO PESTO
- avere leggi capaci di tutelare la sicurezza idonee per ogni contesto;
- dedicare la corretta formazione (tempi e metodi) a coloro che si dedicano alle attività di prevenzione, soccorso e salvataggio con percorsi formativi seri e capacità operative verificate;
- controlli attenti, scadenzati e certificati (da parte degli organi istituzionali competenti) di tutte le strutture che operano attraverso servizi pubblici, dei loro mezzi, macchinari, attrezzature…
- verificare costantemente le capacità di coloro che sono impiegati per garantire prevenzione, sicurezza e soccorso.
LE REGOLE CI SONO MA NON VENGONO RISPETTATE
Anche quando le norme di sicurezza sono ben definite, risultano poco recepite e applicate. Restano sospese in un limbo d’impunità che consente, a molti, di redigere Documenti di Valutazione dei Rischi e Piani di Evacuazione fittizi, non in linea con la formazione riservata ai lavoratori dipendenti o (ancor più grave) di trascurare carenze strutturali dei luoghi di lavoro (aspetto spesso difficile da capire per un avventore, meno per un ispettore addetto al controllo del rispetto delle normative vigenti in materia di sicurezza – qualora decida di far bene il suo lavoro).
MA NON È SOLO COLPA DEGLI IMPRENDITORI O DEI LORO MANAGER
Quella che viene spesso definita “cultura della prevenzione” (che noi italiani tendiamo ancora ad interpretare “se capita, intervengo come posso”) in realtà fa parte della formazione che un genitore riserva al proprio figlio sin da quando è piccolo (l’età in cui l’attenzione ai pericoli è maggiore e più controllata). Purtroppo la medesima attenzione verso i pericoli diminuisce con l’avanzare dell’età, nelle scuole viene affrontata a margine di tante altre materie, completamente trascurata dalle programmazioni televisive (sempre impegnate a proporre programmi con pacchi e pacchetti, o case blindate popolate da personaggi impegnati nella promozione di voyeurismo e nulla cosmico”, argomenti sempre molto seguiti)