Sono un VIAGGIATORE non un turista

Quando ho la possibilità di viaggiare mi piace “perdermi”, evitare i classici percorsi turistici ed integrarmi il più possibile con le comunità che incontro nei mei percorsi. Amo i mezzi di trasporto che stanno a contatto con la terra ma anche le imbarcazioni che non seguono rotte ed orari.

Credo che dedicare tempo a se stessi e alle proprie passioni sia la più grande forma di ricchezza che un individuo possa permettersi ed io quando viaggio, anche se dormo sotto le stelle, mi sento un uomo ricco.

Conoscere nuovi territori, culture distanti dalla nostra, etnie con abitudini molto diverse, mi permette ogni volta di capire meglio me stesso ed il mondo in cui vivo. Talvolta perdersi in certi viaggi comporta l’enorme fatica di rientrare, poi, dentro gli schemi tipici di realtà sociali più evolute ed emancipate (apparentemente!), tuttavia, a mio parere vale sempre la pena farlo.

Ho una particolare passione per il Sud Est Asiatico e tutte quelle zone in cui stride il contrasto fra la dilagante povertà ed il capitalismo sfrenato. Mi affascina la serenità con cui alcune popolazioni, piene di disagi e povertà, riescono a gestire la propria vita, a fare di necessità virtù. Soffro, talvolta, di fronte a situazioni sociali talmente degradate, materialmente ed umanamente, che mi sembra impossibile possano continuare ad esistere!

Tuttavia, anche se amo profondamente i cosiddetti viaggi della speranza zaino in spalla, riesco ad apprezzare tantissimo anche quei viaggi in cui l’arte, la cultura, il folklore, la vita a contatto con la natura riempiono le mie giornate… e anche se non ho mai cercato le comodità nei miei spostamenti, quando mi capitano riesco anche godermele.

Credo che il modo più bello per conoscere posti distanti dal proprio Paese, sia poter dedicare ad essi viaggi di almeno 20 giorni un mese e anche più, possibilmente itineranti… ma capisco che non è facile per chi ha situazioni familiari e lavorative particolari.

Per quanto io ami il mare e tutto quello che può regalarci di bello, sopra e sotto la sua superficie, ritengo che non esista un ambiente naturale in cui non sia bello trovarsi, in cui non sia emozionante avventurarsi e, quando possibile, integrarsi.

Ogni popolo o comunità che ho avuto modo di conoscere mi lasciato qualcosa, mi ha insegnato qualcosa. Si, perché ogni etnia con cui sono entrato a contatto è il risultato (come la nostra) di una storia di cui si è portata dietro le principali caratteristiche… e in ognuna di esse c’è sempre qualcosa d’interessante degna rispetto, anche se molte di esse appaiono un pessimo surrogato del passato e si integrano male con il presente.

Spero solo che nel libro della mia vita ci sia scritto che continuerò a viaggiare e visitare il mondo fino all’ultimo dei miei giorni!

 

 

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ROBERTO DE IURE

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