Perché le APPARENZE ci ingannano

Quando Leonardo da Vinci, osservando il vento soffiare sulle spighe di un campo di  grano, capì quale fosse la reale direzione delle onde del mare, non si limitò a vedere un “mare” di spighe mosse dal vento che fluttuavano come onde! Iniziò a guardare con più attenzione quelle spighe, ad osservare il loro movimento fino ad arrivare a capire che le onde del mare seguono dinamiche molto simili a quelle delle spighe in un campo di grano durante una giornata ventosa.

Leonardo scoprì uno dei fenomeni illusori più comuni di sempre: le onde del mare non avanzano in direzione lineare, come molti tendono a credere. Sono masse d’acqua che, sotto l’effetto dell’energia del vento propagata sulla loro cresta, vengono spinte in direzione perpendicolare al fondale, attraverso un moto circolatorio che modifica la conformazione dell’onda, a seconda delle caratteristiche del fondale.

MA NON VOGLIO PARLARVI DEL MOVIMENTO DELLE ONDE E DEL MARE!

E neppure della capacità intuitiva o della genialità di Leonardo. Voglio solo evidenziare quanto può essere semplice evitare l’inganno delle apparenze!

Cosa ha fatto Leonardo per comprendere un fenomeno così complesso?

  • Gli è capitato di VEDERE un bellissimo campo di grano con le sue spighe al vento.
  • Attirato dal movimento fluttuante delle spighe, si è fermato a GUARDARE con più attenzione.
  • Dopo aver guardato con attenzione, è passato ad OSSERVARE che, pur essendo piantate a terra, sembrava che le spighe avanzassero nella direzione del vento.
  • Un’attenta osservazione e alcune doverose valutazioni, gli hanno permesso di COMPRENDERE e giungere alla consapevolezza che il movimento delle onde del mare era analogo al movimento di quelle spighe di grano.

Al netto dell’indiscussa genialità di Leonardo da Vinci, questo aneddoto evidenzia due aspetti fondamentali:

  1. Vedere passare davanti ai nostri occhi tante cose, situazioni o persone senza mai fermarsi ad osservare, non ci consente di giungere mai alla reale conoscenza, alla consapevolezza di ciò che stiamo vivendo.
  2. Per raggiungere la consapevolezza, la conoscenza e la comprensione di ciò che abbiamo di fronte (cose, situazioni, persone), è necessario dedicare del TEMPO ad un processo che inizia dalla VISTA (dai nostri occhi che ci permettono di vedere ogni cosa) e termina con la COMPRENSIONE.

ESEMPIO: in ambito lavorativo, un datore di lavoro che si limita a vedere che i propri dipendenti sono sempre presenti a lavoro, rischierà di non comprendere perché certi obiettivi non vengono raggiunti. Dovrà guardare con attenzione, fermarsi ad osservare. Solo allora comprenderà le vere ragioni della scarsa produttività dei suoi dipendenti e raggiungerà quella consapevolezza che gli consentirà di applicare le giuste contromisure al problema.

Gli esempi potrebbero essere infiniti ma se restiamo ancorati ad una visione superficiale delle cose, delle situazioni e delle persone con cui ci relazioniamo, avremo sempre una conoscenza parziale che guiderà le nostre azioni verso comportamenti inconsapevoli (spesso inefficaci, sbagliati e controproducenti!).

LE APPARENZE INGANNANO MA NOI FACCIAMO BEN POCO PER NON FARCI INGANNARE.

Viviamo costantemente una condizione di “fretta cronica” che ci spinge a compiere azioni che non ci consentono di fermarci sulle persone, sulle cose e sulle situazioni che ci troviamo a vivere. L’intricata rete alla quale siamo sempre “impigliati” e la dipendenza dai mezzi di comunicazione elettronica, ci impongono la decodificazione di un numero esagerato di informazioni in tempi relativamente brevi. Non pensiamo e cadiamo vittime delle subdole e sofisticate tecniche di persuasione di massa impiegate dai leoni del social media marketing, voraci di consensi e risultati, capaci di vendere di tutto portandoci a credere di essere sempre i più furbi quando scegliamo (ma siamo solo illusi ed ingannati).

IL VERO DRAMMA SI CONSUMA QUANDO SCEGLIAMO QUELLO CHE “APPARE”                                                  PIU’ BELLO ALLA NOSTRA VISTA.

Non è un’azione dettata dalla consapevolezza ma la conseguenza di un inganno! Siamo diventati dei ricercatori instancabili, cerchiamo in continuazione, sfogliando migliaia di pagine web che finiscono per confonderci talmente tanto che alla fine, esausti, scegliamo ciò che si presenta meglio (magari il prodotto peggiore!). È paradossale! Abbiamo a disposizione una quantità illimitata di contenuti e informazioni ma alla fine siamo più IGNORANTI rispetto a quando ne avevamo meno. Perché? La causa è la nostra incapacità di FERMARCI ad approfondire. Non siamo capaci di concederci il tempo di guardare, osservare e capire.

ABBIAMO LA PRESUNZIONE DI VOLER GIUDICARE SITUAZIONI, COSE E PERSONE                                        SENZA AVER APPROFONDITO LA LORO CONOSCENZA.

Non ci accorgiamo neppure che fermarsi alle apparenze è un atteggiamento che inganna la persona con cui ci relazioniamo ma anche noi stessi, proprio perché trascura importanti aspetti della reciproca conoscenza. Comprendere le situazioni e le persone è un lusso dal valore inestimabile, che possiamo concederci gratuitamente. Non solo le apparenze ci ingannano… ma continuare a vedere milioni di cose senza approfondire nulla, trasforma le persone in “superficiali croniche e nozioniste”, prive di contenuti.

  • VEDERE è un’azione che si limita alla visione superficiale delle cose. È collegata, semplicemente, alla facoltà di poter percepire la realtà circostante grazie alla vista (dal latino “videre” = percepire con gli occhi). Vediamo di tutto ma guardiamo sempre di meno!
  • GUARDARE (dal francese “wardon” = stare in guardia) è un’azione che, pur passando attraverso la vista, permette di soffermarsi su qualcosa. Consente di approfondire la comprensione di un particolare, talvolta, ci mette in guardia dalle sorprese (guardare con attenzione, guardarsi intorno, guardarsi le spalle, guardare negli occhi una persona… tutte azioni che sottintendono una funzione di controllo e, in un certo senso, di difesa).

Se ognuno di noi avesse il buon senso di soffermarsi a guardare, ogni tanto, tutto ciò che vede scorrere davanti ai propri occhi, scivolerebbe naturalmente nell’OSSERVAZIONE  e nella COMPRENSIONE delle cose, andando a fondo nella conoscenza, consolidando le proprie competenze, acquistando sicurezza e consapevolezza.

ANCHE LIMITARSI A SENTIRE PIUTTOSTO CHE ASCOLTARE FAVORISCE L’INGANNO.

L’azione del “sentire” (udire, a livello sensoriale, non emotivo), è un’attività spontanea ed involontaria che coinvolge il nostro udito. Tutti possiamo sentire dal momento in cui abbiamo due orecchie che funzionano (lo facciamo anche mentre dormiamo). È un’azione passiva che coinvolge il nostro apparato uditivo.

Per ascoltare, invece, occorre utilizzare in modo attivo il proprio udito. Si tratta di un’attività intenzionale  e volontaria svolta da chi è interessato a non restare ancorato alle apparenze, ai giudizi istintivi o, ancor peggio, ai pregiudizi. Chi vuole comprendere i fatti, le opinioni ed i sentimenti dei propri interlocutori e vuole favorire un dialogo costruttivo, non si limita  a sentire le loro parole ma le ascolta con attenzione, empatia e spirito critico.

Per evitare l’inganno delle apparenze è sufficiente rallentare la nostra corsa, fermarsi un po’ ad osservare, ascoltare… capire.

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