Voglio raccontarvi una storia… vera! Era il 1995 quando a Pittsburgh un tizio di nome Mc Arthur Wheeler, decise di rapinare due banche senza indossare il passamontagna o una maschera per coprire il suo viso. Fin qui, potrebbe apparire solo un rapinatore audace e sprezzante del pericolo… e invece no!!! Udite, udite: il signor Wheeler, prima di fare irruzione nelle banche, si cosparse il viso di succo di limone, convinto che quell’espediente lo avrebbe reso invisibile alle telecamere. Era rimasto suggestionato dalla teoria (vera fra l’altro!) che il succo di limone usato come inchiostro, per effetto della cosiddetta “carammellizzazione” risulta
visibile solo se riscaldato. Prima di compiere le sue scellerate azioni, dichiarò di aver svolto anche delle prove a casa, fotografandosi con una Polaroid, e che nelle foto scattate non vide il suo viso (probabilmente col limone negli occhi non vedeva nulla o semplicemente non lo aveva neppure inquadrato).
Questa storia, per quanto assurda, apparve sui giornali di tutta La Pennsylvania e finì per attirare l’attenzione di un professore di psicologia sociale che, in sintesi, osservò: probabilmente il signor Wheeler era troppo stupido capire di non essere adatto per fare il rapinatore ma ciò che è ancora più grave, non aveva proprio i mezzi per prendere coscienza delle sue incapacità (e capacità). In altre parole, il professor David Dunning arrivò alla conclusione che proprio “la sua stupidità non gli aveva impedito di evitare una scelta così dissennata”.
PERCHÈ APPROFONDIRE L’ARGOMENTO
Il dottor Dunning ed il laureando Justin Kruger, approfondirono l’argomento, cercando di scoprire come misurare i livelli di competenza di una persona, in relazione a tutta una serie di caratteristiche in suo possesso nonché alle sue capacità cognitive. Tutte cose misurabili!
Si accorsero, ovviamente, che le persone incompetenti adottano strategie sbagliate per ottenere successo o per raggiungere obiettivi, prediligendo scelte improduttive e dannose per loro stessi e per chi si trova ad avere a che fare con loro. Il vero problema, però, è che proprio la loro incompetenza gli impedisce di rendersene conto!
Giunsero alla conclusione che moltissime persone non sono consapevoli della loro scarsa preparazione o ignoranza ma, nonostante questo, non riescono (o non vogliono per opportunismo) fare autocritica o indagare su questo aspetto. Ne deriva che, tante persone grazie a pacche sulle spalle, rapporti preferenziali, amicizie, spintarelle e corruzioni varie… giungono a ruoli di comando e decisionali, mettendo a rischio chi li assume e chi è costretto a relazionarsi “operativamente” con loro.
L’UOVO DI COLOMBO DI DUNNING-KRUGER
Ma se in ogni contesto della vita esistono esistono dei livelli di capacità che è possibile valutare e misurare ed è ancor più semplice verificare i risultati ottenuti da un individuo nello svolgimento delle proprie funzioni, perché non mettere in campo, e per il bene di tutti, un po’ di sana competenza “dimostrabile” nelle cose che si fanno e si dicono?
COMPETENTI E NON
I due scienziati condussero numerosi studi, pratici e teorici, che evidenziarono come gli individui meno competenti si giudicano, quasi sempre, molto più competenti di quanto risultino dai risultati a cui cercano sempre di dare una spiegazione (animati anche dalla speranza di farla sempre
franca dal momento in cui nessuno li metterà di fronte alla loro incapacità). Al contrario, le persone più competenti tendono generalmente (sbagliando anche loro!) a screditare la loro competenza, consapevoli che c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e arrivando, persino, a sopravvalutare la preparazione dei propri colleghi meno capaci.
È DILAGATO L’EFFETO DUNNING-KRUGER… PERICOLOSA DERIVA
Gli studi giunsero ad interessantissime spiegazioni relative a comunissimi comportamenti umani svolti nei vari ambiti della vita… tuttavia quello che il professor Dunning e lo studente Kruger capirono chiaramente è che le nostre comunità si stavano dirigendo, a grandi passi, verso una diffusione massiva e globale di informazioni false, prive di fondamenti, su cui molti basano la loro formazione personale, le loro relazioni sociali e comunicative! L’immagine e la popolarità prenderanno il posto della professionalità e della competenza senza arginare gli squadroni di “improvvisati”, che sono costretti a ricorrere anche alla violenza (verbale e fisica) pur di nascondere le proprie incapacità e farle apparire come punti di
forza. E quando questo accade nel mondo del lavoro, dove persone non adatte a certi ruoli riescono a ritagliarsi funzioni dominanti (e quando possono decidere senza contraddittorio e misurazione delle loro capacità è un bel problema!), le loro mistificazioni rischiano di soffocare l’espressione di colleghi più competenti, talentuosi e meritevoli di gratificazioni.
SENZA VERIFICARE I RISULTATI, TUTTI SONO BRAVI O INCAPACI!
La mancanza di “valutazione dei risultati”, soprattutto in ambito lavorativo, impedisce di evidenziare e ridimensionare coloro che si professano capaci e competenti (qualunque sia il ruolo). Poi se il manager può permettersi di giudicare il lavoratore e non essere giudicato dal lavoratore… quella è un’altra storia!
INCOMPETENZE NASCOSTE NEL MONDO DEL LAVORO
Danning e Kruger evidenziarono l’importanza di non dare retta alle parole di chi si professa “preparato, competente” e che mette in scena tutta una serie di strategie per sostenerlo! Esiste la possibilità di “pesare” obiettivamente un lavoratore così come un manager, di misurare i risultati ottenuti con estrema attenzione e valutando i parametri necessari. Al fine di rendere produttive le imprese ed evitare inutili dispersioni di risorse economiche e umane, i lavoratori devono prendere coscienza delle proprie capacità e chi li guida deve avere capacità “verificabili” di gestione delle risorse a sua disposizione più che titoli e conoscenze da esibire.
Visto che ormai basta accendere lo smartphone per ascoltare o leggere notizie estremante fantasiose e poco riscontrabili del tipo:
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Vuoi vedere che un giorno o l’altro comparirà anche un’app a che proporrà la rivisitazione della famigerata “teoria del limone che garantisce l’invisibilità”… e, ovviamente aumenterà anche il numero di “idioti” rapinatori!
