CURIOSITÀ PREVENZIONE

LA SICUREZZA È UNA COSA SERIA, NON UN AZZARDO.

La tragedia di Crans-Montana avvenuta durante i festeggiamenti del Capodanno 2025 in Svizzera, evidenzia la morte di ben 40 ragazzi. Tanti altri, che erano presenti nel locale, porteranno per il resto della vita i segni (sul corpo e nella mente) di un incidente che poteva e doveva essere evitato! Non c’entra nulla la “Dea Bendata” quando si parla di prevenzione e sicurezza. C’entra la serietà di chi pensa che accogliere persone in luoghi dove la concentrazione umana è tanta, merita una particolare attenzione! Sperare che non succeda nulla anteponendo gli utili economici alla sicurezza è, senza dubbio, un atto delinquenziale.

IL RISCHIO ZERO NON ESISTE

Chi si occupa di formazione in materia di sicurezza e soccorso, sa bene che eliminare il rischio da un attività lavorativa è impossibile, pur applicando scrupolosamente tutte le norme di prevenzione a disposizione. In altre parole,  il rischio zero non esiste (a meno che non si voglia esasperare il concetto!). Tuttavia, abbiamo a disposizione le informazioni e le procedure che ci consentirebbero di limitarlo in modo determinante.

Non è sufficiente neppure fare corsi di formazione e prendere attestati per dimostrare di essere idonei al soccorso se poi le capacità d’intervenire si riducono ad un colpevole immobilismo o, ancor peggio, ad improvvisazioni prive di utilità. Così come non è sufficiente, a livello imprenditoriale, proclamarsi attenti alla prevenzione e alla sicurezza di lavoratori e clienti, salvo poi, mascherare le carenze strutturali e le capacità operative degli addetti alla prevenzione e al soccorso.

Sembra che basti avere un attestato da esibire e la sicurezza è servita! Purtroppo, in molti casi, quello che si serve è un piatto che potrebbe anche avvelenare!  Chi paga per frequentare luoghi di divertimento, dove la concentrazione di persone è elevata, stipula un accordo che dovrebbe tutelarlo da eventuali disavventure (e nello stesso tempo s’impegna a rispettare le regole stabilite da chi fornisce certi servizi).

Dalle statistiche, si evince che sono ancora troppo pochi gli imprenditori (che operano nel settore dell’accoglienza ludica o ricreativa) a curare gli aspetti della sicurezza con attenzione. Sono sempre troppi quelli che “giocano d’azzardo con la Dea Fortuna”, puntando sulla scarsa probabilità che possano accadere tragici eventi in cui sono coinvolti. Sono gli stessi che preferiscono limitare gli investimenti volti a prevenire incidenti e garantire sicurezza, quelli che continuano a percepire l’impiego di risorse economiche sulla prevenzione e sulla formazione degli addetti al soccorso, come un obbligo oneroso e non come un’utile opportunità di sicurezza a favore dell’intera collettività.

SU ALCUNE COSE CI SIAMO MA SU ALTRE È BUIO PESTO

  • avere leggi capaci di tutelare la sicurezza idonee per ogni contesto;
  • dedicare la corretta formazione (tempi e metodi) a coloro che si dedicano alle attività di prevenzione, soccorso e salvataggio con percorsi formativi seri e capacità operative verificate;
  • controlli attenti, scadenzati e certificati (da parte degli organi istituzionali competenti) di tutte le strutture che operano attraverso servizi pubblici, dei loro mezzi, macchinari, attrezzature…
  • verificare costantemente le capacità di coloro che sono impiegati per garantire prevenzione, sicurezza e soccorso.

LE REGOLE CI SONO MA NON VENGONO RISPETTATE

Anche quando le norme di sicurezza sono ben definite, risultano poco recepite e applicate. Restano sospese in un limbo d’impunità che consente, a molti, di redigere Documenti di Valutazione dei Rischi e Piani di Evacuazione fittizi, non in linea con la formazione riservata ai lavoratori dipendenti o (ancor più grave) di trascurare carenze strutturali dei luoghi di lavoro (aspetto spesso difficile da capire per un avventore, meno per un ispettore addetto al controllo del rispetto delle normative vigenti in materia di sicurezza – qualora decida di far bene il suo lavoro).

Rischiare sulla vita delle persone in nome del profitto, può anche favorire qualcuno per un po’! Poi, un brutto giorno, la Dea si toglie la benda e… in pochi minuti, muoiono 40 ragazzi mentre festeggiano in un locale… oppure annegano dei bambini in vacanza mentre giocano in mare o in piscina, o restano avvelenate persone ignare di aver acquistato cibi alterati e non commestibili (e la lista potrebbe essere davvero lunga).

MA NON È SOLO COLPA DEGLI IMPRENDITORI O DEI LORO MANAGER

Quella che viene spesso definita “cultura della prevenzione” (che noi italiani tendiamo ancora ad interpretare “se capita, intervengo come posso”) in realtà fa parte della formazione che un genitore riserva al proprio figlio sin da quando è  piccolo (l’età in cui l’attenzione ai pericoli è maggiore e più controllata). Purtroppo la medesima attenzione verso i pericoli diminuisce con l’avanzare dell’età, nelle scuole viene affrontata a margine di tante altre materie, completamente trascurata dalle programmazioni televisive (sempre impegnate a proporre programmi con pacchi e pacchetti, o case blindate popolate da personaggi impegnati nella promozione di voyeurismo e nulla cosmico”, argomenti sempre molto seguiti)

Giocare d’azzardo con la Dea Bendata in tema di sicurezza, equivale a restare appesi ad un filo… può anche non spezzarsi ma quando si spezza le conseguenze sono sempre drammatiche.

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