Dopo la mia assenza forzata nel 2022, quest’anno sono tornato a visitare una delle fiere che più amo. Un luogo dove guardare, osservare, ascoltare, incontrare, conoscere, scoprire e perché no, anche divertirsi!
Dalle prime apparizioni pubblicitarie sull’evento di questa edizione 2023, sono stato subito colpito dai riferimenti culturali e filosofici che si nascondono dietro la presentazione grafica: “L’ anno dell’UTOPIA” che come sosteneva Oscar Wilde è la miccia del progresso… ma anche “il Phi greco” nel logotipo UTOPIA per ricordare l’importanza della razionalità all’interno di una creativa contemporaneità (concetto a mio parere un po’ forzato ma interessante!).
In un primo momento, la parola UTOPIA e tutto l’eccellente storytelling intorno allo slogan scelto, mi hanno fatto sorridere! Non capivo perché scomodare un concetto così “scivoloso” intorno ad una parola generalmente intesa con un’accezione non sempre positiva. Così ho deciso di andare a rileggere la sua definizione sul dizionario Treccani e su altre fonti. Effettivamente alla parola UTOPIA si possono attribuire due significati piuttosto divergenti, una sorta di ossimoro: 1) “Formulazione di un assetto politico, sociale, religioso che non trova riscontro nella realtà ma che viene proposto come ideale e come modello”; il termine è talvolta assunto con valore fortemente limitativo (modello non realizzabile, astratto)… 2) “altre volte invece se ne sottolinea la forza critica verso situazioni esistenti e la positiva capacità di orientare forme di rinnovamento sociale.
Proprio dalla semantica di questa parola è scaturita la mia analisi dopo aver seguito con attenzione molti aspetti della Fiera, soprattutto in relazione alla promozione dei posti di mare e degli ambienti acquatici che rappresentano, da sempre, il mio lavoro e la mia passione.
Il TTG è sempre bello! Mi affascina osservare tutti i key player delle community del turismo e dell’ospitalità vestiti, per l’evento, in alta uniforme per dare spazio ad una comunicazione che, mai come in questa occasione, deve risultare convincente, empatica e produttiva (per capirci meglio, portatrice di accordi che possano avere concreti risvolti economici). Ma non mi riferisco solo ai grandi manager che per l’occasione riescono anche ad essere sorridenti (pur con qualche sorriso di plastica di troppo!), mi piace osservare con quanta attenzione tutte le figure che gravitano fra i padiglioni della Fiera durante questi tre giorni, siano animate da un entusiasmo coinvolgente.
Quest’anno, fra l’altro, la presenza ormai tangibile dell’intelligenza artificiale collegata a molti servizi turistici mi ha sorpreso, incuriosito e nello stesso tempo spaventato! Non tanto in relazione alla possibile riduzione di risorse umane impiegate, quanto alla necessità di creare figure che saranno delle vere e proprie “artificial intelligence facilitator”, figure che dovranno consentirgli di funzionare nel migliore dei modi e soprattutto capaci di fare le domande giuste ad un programma che, a quanto pare, non deciderà mai autonomamente ma che qualcuno dovrà riempire di contenuti ed interrogare nel modo giusto al fine di esaltare le sue capacità. Sull’impiego dell’intelligenza artificiale non mi permetto di parlare, credo che, come per ogni prodotto tecnologico ed informatico, è sempre l’impiego corretto a definirne l’utilità. Tuttavia ritengo che l’accoglienza turistica senza l’empatia e la competenza di risorse umane ben formate rischia di perdere uno degli aspetti più coinvolgenti ed emozionanti per il turista.
È un peccato che questa bellissima esperienza umana duri solo tre giorni, al termine dei quali la maggior parte di frequentatori torna a casa sperando di aver seminato bene e, soprattutto, con la speranza che tanti investimenti, parole, stand colorati, carte patinate, work shop e aperitivi non restino un’ambiziosa UTOPIA ma si traducano in accordi economicamente vantaggiosi.
Voglio ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento fieristico e concludere spiegando perché la parola UTOPIA mi aveva inizialmente sorpreso. Mi riferisco soprattutto al mare e agli ambienti acquatici del mio Paese che continuano ad avere sempre un grosso appeal nel mercato turistico. Oltre a tutte le cose interessanti viste e vissute, mi porto dietro la speranza che tutti gli attori del Turismo italiano, le istituzioni e gli esponenti politici, possano dedicare impegno e risorse per risolvere almeno 3 aspetti senza i quali, a mio parere, ogni progetto di progresso futuro, ogni UTOPIA, vacillerebbe:
- rendere efficienti i sistemi di depurazione su tutto il nostro territorio. L’Italia ha subito tre condanne definitive da parte della Corte dei Conti e la più onerosa riguarda l’ambiente (impianti di smaltimento, discariche abusive e impianti di depurazione). Siamo costretti a pagare circa 165.000 euro al giorno perché, ad oggi, circa 4,5milioni di persone nel nostro Paese riversano le loro fogne nei canali, nei fiumi ed in mare (fonte corriere.it/dataroom)
- dal 2009 l’Unione Europea ci chiede di rispettare il Diritto di Libera Concorrenza sancito dalla Direttiva Bolkestein nel 2006. Con il Governo Draghi sembrava che la questione potesse essere definita una volta per tutte e invece, nel 2020, il governo Meloni ha rimandato tutto alla fine del 2024. Senza entrare nel merito delle motivazioni, dobbiamo essere consapevoli che si tratta di altre sanzioni che pesano sulle tasche di tutti gli italiani, del congelamento di un settore (imprese balneari) che, con una spada di Damocle sopra la testa, tende a non investire e rinnovarsi (non che prima lo facesse in modo eclatante).
- la formazione e la stabilizzazione delle figure lavorative che operano nel campo dell’accoglienza turistica resta soggetta alla stagionalità. Non esistono solo dirigenti ed impiegati che portano avanti ambiziosi progetti, è necessario valorizzare anche altre figure, rendendole parte integrante di un costante progetto di crescita aziendale (non a singhiozzi e con assunzioni sempre nuove che sbattono il muso contro il famigerato mismatch).

