Dicembre 4, 2021
ANALISI PREVENZIONE

5 modi per sconfiggere la talassofobia

Mi permetto di affrontare un argomento così delicato solo perché ho vissuto in prima persona il dramma di essere assalito dal senso di sgomento, paura, spesso vero e proprio terrore al cospetto del mare.

Cos’è la talassofobia?

Per talassofobia s’intende PAURA PATOLOGICA DEL MARE. In altre parole un’irrazionale paura per l’acqua, il mare aperto, ma anche fiumi e laghi. Tutto ciò che si riferisce a grandi masse d’acqua genera agitazione, angoscia, un senso d’impotenza. Per chi vive questa condizione non servono rassicurazioni, spiegazioni logiche. Anche la psicoterapia incontra grosse difficoltà nella soluzione del problema. E’ come se il mare diventasse un incubo, una minaccia, qualcosa da cui fuggire e tenersi a distanza.

Il problema si manifesta con sintomi molto evidenti quando l’individuo è immerso in acqua, maggiormente se non vede il fondale e non ha oggetti o strutture a cui ancorarsi.

Reazioni:

  • tachicardia (la prima reazione fisica alla paura)
  • scarsa attenzione su ciò che si verifica intorno (si tende a concentrasi su pensieri ossessivi dimenticando ciò che ci circonda)
  • ansia (mancanza di respiro con sensazione di vertigini)
  • incapacità di nuotare correttamente (anche un ottimo nuotatore di piscina potrebbe rivelarsi incapace di nuotare in mare aperto a causa di questa fobia)
  • respirazione non corretta (conseguenza dell’ansia)
  • iper sensibilità (anche il contatto con un filo di alga che sfiora la caviglia potrebbe essere vissuto con estrema agitazione)
  • diffidenza (si tende a non fidarsi di chi prova a sdrammatizzare e rassicurare)
  • pensieri ossessivi (inducono a pensare che qualcosa di molto pericoloso potrebbe attaccare dal profondo)
  • attacchi di panico (momenti in cui si pensa di poter perdere il controllo di se stessi in modo irreversibile)

Nonostante noi esseri umani, sin da quando veniamo concepiti, abbiamo un rapporto costante con l’acqua, esistono varie cause che possono indurci a sviluppare una fobia così invalidante.

Ricerche molto approfondite sull’argomento evidenziano quanto sia elevato il numero di persone che vive con questo disturbo (spesso inconsapevolmente o in silenzio).

Le cause della talassofobia 

Nel mio caso (ma anche secondo molti esperti in una grossa percentuale di talassofobici) il disturbo si è insinuato attraverso racconti fantasiosi o la visione di alcuni film come quelli degli anni ’80 che evidenziavano la pericolosità di alcune creature del mare, prima fra tutte LO SQUALO.

E’ stato per anni il capo fila di una serie di esseri marini, malvagi (e di fantasia!) che a lungo mi hanno perseguitato ogni volta che sfioravo l’acqua (pensieri riscontrati in tante altre persone).

Generalmente si tratta di una fobia che s’insinua nell’individuo in età infantile! Per questa ragione è importante tutelare i bambini dal punto di vista psicologico, evitare loro di assistere a situazioni troppo cruente capaci di annidarsi nel loro subconscio senza che se ne accorgano.

E’ consigliabile ed opportuno rendere piacevole e graduale il loro approccio col mare, evitare atteggiamenti come “lanciarli dove non toccano il fondo con i pedi per insegnargli a nuotare” (causa di numerosissimi traumi ed irrimediabili allontanamenti dal mare). Il bambino va accompagnato in acqua in modo naturale, attraverso il gioco e con accanto le persone che lo rassicurano. Solo così abbandonerà le iniziali avversioni e rigidità.

Dopo aver vissuto in prima persona e superato brillantemente il mio disturbo, non senza aver studiato e letto sull’argomento pagine e pagine di ricercatori e scienziati, parlato con molti esperti dell’argomento, frequentato corsi di vario genere in acqua e fuori dall’acqua, mi permetto di consigliare

5 modi per sconfiggere la talassofobia:

  1. Lavorare per migliorare la propria acquaticità e tecnica natatoria in piscina e con l’aiuto di un esperto istruttore di nuoto. Inizialmente meglio con lezioni individuali. In un secondo momento, quando la tecnica generale e la gestione della respirazione in acqua (è importantissimo imparare a respirare bene anche fuori dall’acqua per mitigare gli stati ansiosi) saranno affinate , procedere con lezioni collettive in cui verificare anche la relazione in acqua con altri individui.
  2. Studiare o semplicemente leggere libri o articoli sul mare, sulle creature che lo abitano (spesso ingiustamente demonizzate), sulle dinamiche che influenzano le loro azioni. Parlare con persone che conoscono e vivono il mare, in qualsiasi contesto, permetterà di scoprire cose utili, di avere una visione più reale, meno fantasiosa ed ostile di ciò che si muove sotto la sua superficie del mare.
  3. Avvicinarsi al mare, dopo aver dedicato impegno ai primi due step, con una persona di fiducia a cui è riconosciuta un’ottima preparazione in acqua (potrebbe essere lo stesso istruttore di nuoto ma anche un familiare o un amico capaci di nuotare molto bene e trasmetterci sicurezza). Passare dalla piscina al mare è sempre difficile ma con gradualità, senza affrettare i tempi, scegliendo le migliori condizioni mete-marine,  riuscirete molto presto a sentirvi a vostro agio anche in mare.
  4. Frequentare un corso A.R.A. o di apnea (con cui perfezionare ancora di più le tecniche di respirazione). Naturalmente, come per l’istruttore di nuoto, è consigliabile scegliere con molta attenzione i professionisti di riferimento. Sono figure che in qualche modo devono portarvi a tutelare la vostra  incolumità fisica e psicologica. Questi corsi vi permetteranno di guardare e imparare ad amare  tutto quello che dalla superficie vi appariva ostile (una macchia scura che evocava un mostro marino pronto ad attaccare si trasformerà in un fluttuante banco di posidonia animato da simpatici pesciolini). Fare immersioni con le bombole (respirare serenamente sott’acqua!) in alcuni mari vi potrebbe portare persino a riqualificare il rapporto con l’emblema delle vostre fobie in mare: lo squalo. Vederlo in azione (con le dovute precauzioni naturalmente), permette di capire quanto sia ingiustificata la sua demonizzazione.
  5. Approccio terapeutico. Non intendo assolutamente minimizzare l’approccio psicologico per la risoluzione della talassofobia ma (per esperienza!) lo consiglio in particolare per mitigare la tendenza dell’individuo agli stati d’ansia in generale. Sono certo, infatti, che per risolvere definitivamente il problema sia indispensabile imparare a gestire fisicamente il rapporto con l’acqua ma anche guardare con i propri occhi e serenamente sotto la superficie del mare. Ritengo sia impossibile prescindere da un percorso pratico, capace d’infondere sicurezza e scioltezza, in un contesto distante dal proprio ambiente naturale come il mondo sommersoBen venga, comunque, l’aiuto della terapia psicologica quando i casi sono particolarmente critici.

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