Settembre 26, 2021
ANALISI

La gestione delle nostre coste merita impegno e competenza

Il 2018 si era concluso con la proclamazione della Legge 145 (confermata nel “Decreto rilancio” del maggio 2020) che estendeva al 2033 le attuali concessioni demaniali messe a rischio dalla famigerata e discussa Direttiva Bolkestein. A gioire sono stati in particolare i nostri gestori di stabilimenti balneari. Un ulteriore slittamento di 15 anni dei termini che indicavano nel 2020 l’anno in cui tutte le concessioni demaniali marittime sarebbero state riassegnate attraverso bandi pubblici e nuovi criteri

Nonostante tutto, benché alla fine di quest’anno andranno a scadere parecchie concessioni, molti Comuni si rifiutano di applicare l’estensione per paura di imbattersi in provvedimenti sanzionatori da parte della Corte di Giustizia Europea (che fra l’altro ha dichiarato illegittima la proroga del 2020).

La questione, molto contorta, assume tinte sempre più scure. Il provvedimento emesso nel 2006 dalla Commissione Europea (accolto dal governo Berlusconi nel 2010) è finalizzato alla libera circolazione dei servizi e all’abbattimento delle barriere fra i vari paesi.

IN SINTESI cosa chide l’Europa:

  • nuove regole per il rinnovo delle concessioni e conseguente eliminazione del metodo automatico di rinnovo finora adottato
  • attribuzione delle concessioni attraverso procedure concorsuali, trasparenti e non discriminatorie
  • eliminazione di un regime di monopolio da parte degli attuali operatori commerciali che vìola ed esclude il principio di tutela della libera concorrenza.

Abbiamo assistito in questi anni ad una serie di seebysea-l-occupazione-merita-competenza-piazzaatteggiamenti sociali e politici meritevoli di approfondite analisi sociologiche:

  • reazioni violente da parte delle categorie destinatarie della Direttiva (per quel che ci riguarda più da vicino “gestori di stabilimenti balneari” ma non solo)
  • procedure d’infrazione a carico del nostro Paese con l’intimazione di revisionare il nostro ordinamento giuridico nel rispetto dei principi comunitari.
  • scontri pubblici e confronti accesi fra associazioni di categoria e liberi cittadini
  • campagne elettorali che da una parte hanno opportunamente cavalcato le ragioni delle categorie dei lavoratori del settore balneare e dall’altra quelle dei liberi cittadini che auspicavano la messa al bando delle attuali concessioni demaniali marittime in nome di una gestione del patrimonio pubblico più equa, democratica ed al passo con i tempi.
  • critiche diffuse nei confronti di un settore commerciale (sviluppato su suolo pubblico) da sempre al centro di controversie e vittima di evidenti vuoti normativi. a causa di: →ingenti guadagni per brevi periodi di attività lavorativa, →evasione fiscale, →abusivismo edilizio, →inquinamento, →trasparenza nelle assegnazioni, →nepotismo da parte dei concessionari.

Molti gli aspetti che da sempre tengono accesi i riflettori nel nostro Paese, su una macchina che rappresenta una considerevole porzione del PIL nazionale:

  • ingenti utili relativi a brevi periodi di attività
  • presunte evasioni fiscali
  • evidenti abusivismi edilizi
  • inquinamento e danneggiamento del bene pubblico e ambientale
  • nepotismo dei concessionari
  • scarsa trasparenza delle assegnazioni e negazione del diritto di concorrenza

Non è neppure accettabile l’alibi del Covid in quanto anche in sua assenza l’argomento non è mai stato definito. Continuiamo a gestire il settore in una “terra di mezzo” piena di insidie, vuoti normativi e sanzioni. In altre parole:

  1. il Governo Italiano decide per i suoi concessionari con leggi che cercano di evitare la rivolta di una categoria politicamente influente ed organizzata
  2.  l’Europa decide per il Governo Italiano.

Risultato?

L’Italia continua a pagare le sue infrazioni all’Europa mentre i gestori di stabilimenti balneari continuano a rincorrere garanzie contrattuali.

Rischiamo di trascorrere altri 13 anni all’insegna dell’immobilismo, ognuno arroccato su interessi personali che lasciano poco spazio al rilancio e all’ammodernamento di un settore pubblico così importante.

Questi anni devono permetterci di recuperare il tempo perso, di puntare su obiettivi vincenti, di abbandonare atteggiamenti di natura privatistica e rilanciare l’occupazione:

  • onestà e competenza di chi opera nel contesto turistico (formazione di imprenditori e dipendenti)
  • rispetto della natura e del territorio
  • servizi sicuri ed efficienti, rispettosi delle esigenze e della salute della comunità
  • efficaci canali di promozione turistica
  • sinergia fra privato ed istituzioni
  • metodi moderni di prevenzione e soccorso

Non importa CHI gestisce i nostri stabilimenti balneari ma COME!

Non basta aprire le attività stagionali per qualche mese per poi dedicarsi a tutt’altro. Occorre battersi attivamente per rivalutare questo settore sotto tutti i punti di vista. Quando le attività balneari sono chiuse è il momento di dedicarsi alla formazione, creare sinergie e collaborazioni, in nome di una professionalità che si possa tradurre in moderna e virtuosa offerta turistica.

 La gestione delle nostre coste merita competenza!

 

 

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