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Salviamo i Bagnini di Salvataggio

Salvare i bagnini di salvataggio equivale ad attribuire la giusta importanza ad una figura lavorativa troppo spesso trascurata e sottovalutata, soprattutto in un Paese impegnato nel turismo balneare come il nostro.

Non è la capacità tecnica dei nostri bagnini di salvataggio ad essere messa in dubbio (nelle competizioni internazionali di salvamento ci siamo sempre messi in evidenza – vedi Rane Rosse Milano), bensì l’importanza della loro funzione.

In molti casi sono gli stessi “assistenti bagnanti” ad avvalorare certe tesi assumendo atteggiamenti poco professionali.

Se ci distacchiamo dal luogo comune che identifica il “bagnino di salvataggio” con uno stereotipo simbolo di inefficienza e lassismo, riusciamo a capire che si tratta di professionisti del soccorso e della tutela delle aree marine senza i quali gli stabilimenti balneari nel nostro Paese non potrebbero neppure aprire (sono un elemento indispensabile come indicato sulle Ordinanze di Sicurezza Balneare di tutte le regioni italiane).

Come è possibile salvare gli Assistenti Bagnanti o come molti preferiscono chiamarli i “Bagnini di Salvataggio?”.

Una nazione che conta ogni anno un numero crescente di presenze turistiche sulle proprie spiagge ed il cui PIL è caratterizzato da questo settore, non può trascurare una categoria lavorativa così determinante al fine di una corretta offerta turistica.

Ci riferiamo a persone che si occupano di prevenzione e salvaguardia della vita umana ma anche di tutela e rispetto dell’ambiente marino.

STORIA: nel 1930 il Ministero della Marina Militare, verificata l’importanza di avere queste figure all’interno di piscine, centri termali e stabilimenti balneari, decide di concedere l’attestato professionale di Bagnino di Salvataggio a chi riesce a superare determinate prove e dimostrare una sana e robusta costituzione.

Da allora sono state davvero poche le attenzioni riservate a questa attività. Ci troviamo ancora oggi ad operare con presidi ed attrezzature obsolete (pattini, anulari, rulli di alaggio, gaffe…) sicuramente non funzionali e al passo con lo sviluppo turistico-balneare del nostro Paese.

Attualmente i brevetti per il salvamento sono di tre tipi:

  1. P     = piscina
  2. IP    = specchi d’acqua interni (laghi) e piscina
  3. MIP = mare, acque interne e piscina*

*MIP – Per quanto più impegnativo (si differenzia dagli altri due per la presenza di un ufficiale della Capitaneria di Porto nella commissione d’esame), offre maggiori opportunità d’inserimento lavorativo.

Gli enti preposti al rilascio dell’attestato professionale di bagnino di salvataggio sono:

L’unica differenza fra le due didattiche che mi limito ad osservare riguarda esclusivamente coloro che, con il proprio brevetto, hanno intenzione di lavorare all’estero:

  1. Con un brevetto F.I.N. (effettuata la dovuta conversione nel Paese in cui s’intende operare) si può lavorare in tutto il Mondo. E’ riconosciuta dal Ministero dell’Interno e dalla I.L.S.F. (International Life Saving Federation) che riconosce una sola società per Nazione (in Italia la F.I.N.).
  2. Con un brevetto della Società Salvamento Genova, essendo riconosciuto solo dal Ministero dell’ Interno, si può operare (sempre dopo le dovute conversioni) solo nei Paesi della Comunità Europea.

Al fine di dare la giusta importanza a questa categoria di lavoratori (gravati da responsabilità civili e penali) ed in vista di ulteriori sviluppi turistici, è opportuno riqualificare la loro funzione e dedicare risorse soprattutto a:

  • formazione approfondita (salvataggio, BLS, BLS D, senza trascurare le tecniche di comunicazione) 
  • aggiornamenti periodici (pratici e teorici). In Italia rilasciamo un brevetto che viene rinnovato automaticamente, fino ai 55 anni di età, dietro presentazione seebysea-salviamo-i-bagnini-di-salvataggio-jpgdi un semplice certificato di Stato di Buona Salute (al massimo un Elettrocadiogramma). Nessun retraining!
  • attrezzature moderne ed efficienti (soprattutto per il soccorso in mare con mezzi a motore e valutando la possibilità di integrare il brevetto da assistente bagnanti con la patente nautica) che possano mandare in pensione gli ormai datati “pattini di salvataggio”.
  • presidi sanitari efficienti
  • sinergia con le istituzioni (soprattutto per la prevenzione, la diffusione di informazioni ed il soccorso).

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