Novembre 28, 2022
ANALISI PREVENZIONE

Chi ha tempo, non aspetti tempo.

Uno degli slogan più efficaci tramandati dalla nostra cultura popolare è proprio “Chi ha tempo non aspetti tempo”. Una sintesi perfetta di come ognuno dovrebbe impegnare il proprio tempo a disposizione in modo efficace. Un modo di dire su cui dovrebbe basarsi anche la vita politica dei nostri governanti, spesso troppo attendisti e opportunisti. Certe cose meritano tempestività e attenzione, non affrontarle nei tempi giusti possono provocare veri e propri disastri, in ogni contesto.

In questi giorni abbiamo assistito ad un importante braccio di ferro fra scienziati e politici sostenuti dalle lobby del turismo sulla questione: declassamento dello “status” della Grande Barriera Corallina Australiana.

I primi (gli scienziati), impegnati nel ritenere necessario l’inserimento della Grande Barriera Corallina nella lista nera dei Patrimoni mondiali in pericolo. Il fine è quello di “provare a rallentare” un processo che appare irreversibile e catastrofico per l’intero ecosistema mondiale.

I secondi (i politici), pronti a dichiarare che la situazione non è così critica e che l’inserimento della Barriera in una Black List produrrebbe effetti troppo negativi sull’economia generata dal turismo e sull’occupazione nel Paese.

Stiamo parlando del maggior sistema corallifero del mondo, che si estende per circa 2300 chilometri di fronte la costa nord-orientale dell’Australia e che che continua a deteriorarsi mettendo a rischio circa 400 tipi di coralli, 1500 specie di pesci e circa 4000 varietà di molluschi.

Purtroppo, ancora una volta, l’UNESCO si piega di fronte alla volontà dell’Economia (e della Cina!) minimizzando il parere degli scienziati. Lo sbiancamento dei coralli in corso, la distruzione della maggior parte della Barriera Corallina (e di gran parte della sua biodiversità) non hanno sortito effetti.

Ma quali sono le cause di questa silenziosa catastrofe? In sintesi, il progressivo riscaldamento dell’acqua del mare, l’aumento della sua acidità dovuto ad una elevata presenza di anidride carbonica nell’atmosfera e, naturalmente, molte attività umane.

Continua a prevalere l’esaltazione di politiche industriali ed economiche squilibrate nei confronti di una natura agonizzante che molto presto ci presenterà un conto che, in barba a tutte le ricchezze possibili, non riusciremo a pagare! In questa situazione, le prese di posizione di prestigiose organizzazioni appaiono solo palliativi inutili e poco etici. L’Organizzazione delle Nazioni Unite, infatti, ha deciso di non declassare lo status della Barriera Corallina Australiana firmando un appello in cui sostiene che c’è ancora tempo per salvarla!

E allora perché non chiedersi… come?!? Abbiamo tempo se già sono evidenti gli effetti di una degradazione di un intero ecosistema marino? Come se non bastasse il governo australiano ha rifiutato d’impegnarsi nel programma mondiale finalizzato alla riduzione totale delle emissioni entro il 2050.

Credo che dentro certe decisioni si celi un atteggiamento cinico e noncurante della vita delle future generazioni. Stiamo perdendo tempo prezioso per prevenire una terribile catastrofe ambientale i cui effetti sono già davanti ai nostri occhi. 

Facciamo la nostra parte assumendo comportamenti rispettosi nei confronti dell’ambiente e della natura, ORA!

“CHI HA TEMPO NON ASPETTI TEMPO”

       

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