La sicurezza all’interno delle nostre comunità diminuisce di anno in anno a causa della sempre minore percezione del rischio associato alle nostre azioni quotidiane. In un mondo sempre più diviso e in conflitto, un recente studio olandese ha evidenziato la tendenza, in particolare nelle popolazioni più giovani e con un’istruzione scolastica meno sviluppata, ad affrontare le esperienze di vita quotidiana con maggiore sprezzo del pericolo e scarsissima valutazione dei rischi.
Incidenti più o meno gravi, sono spesso causati da comportamenti umani poco attenti e rispettosi di alcune regole di prevenzione, e non solo in ambito lavorativo.
IN SINTESI, COS’È UN RISCHIO?
Il rischio è un concetto che esprime la probabilità che si possa verificare un evento dannoso su una o più persone. Socialmente e psicologicamente, gli individui tendono ad assumere, in relazione al rischio, due comportamenti:
1) lo evitano a priori
2) si convincono di essere in grado di poterlo gestire
A determinare l’uno o l’altro atteggiamento, contribuiscono elementi molto determinanti che possono essere riassunti in:
- flessibilità / rigidità mentale;
- rispetto delle leggi e dei codici comportamentali;
- modelli sociali da seguire / individui della sfera privata o pubblica da emulare;
- tendenza ad interpretare i valori acquisiti a livello familiare, scolastico, lavorativo, sociale e tecnologico;
GENERALMENTE, COME VIENE CONSIDERATO IL RISCHIO?
⇒ NEGATIVO quando non offre vantaggi a breve termine o viene assunto in relazione ad obiettivi di scarsa rilevanza;
⇒ POSITIVO quando nasconde una forte motivazione collegata a vantaggi immediati di varia natura oppure quando non sono particolarmente evidenti gli svantaggi derivanti dalla sua assunzione*
(*un bagnino di salvataggio in servizio, intento a chattare col suo smartphone che ogni tanto lancia un’occhiata ai bagnanti, non considera affatto il rischio che uno di loro potrebbe non essere visto mentre annega).
IL PROBLEMA È ANCORA PIÙ NASCOSTO
Si, perché gli studi in materia evidenziano con fermezza la tendenza generalizzata ad assumere comportamenti piuttosto contraddittori:
- sottovalutare i rischi che generano conseguenze meno gravi che, tuttavia, si verificano frequentemente;
- valorizzare i rischi che producono conseguenze molto gravi che, tuttavia, capitano molto raramente.
Questo approccio al rischio ormai molto diffuso, determina dinamiche estremamente pericolose con risvolti molto negativi anche per l’economia dei nostri Paesi.
FACCIAMOCI UNA DOMANDA
Perché, pur con qualche resistenza, accettiamo d’indossare le cinture di sicurezza e tenere spento o disattivato lo smartphone mentre viaggiamo in aereo (che fra l’altro non pilotiamo neppure noi) quando invece, guidiamo quotidianamente le nostre automobili con in mano in mano il telefonino, intenti a comunicare, scrivere messaggi o navigare in rete?
In realtà l’idea che un aereo possa precipitare, genera una maggiore percezione del rischio rispetto all’idea di provocare un incidente stradale. Ne consegue che:
- solo nel 2024 in Italia sono morte per incidenti stradali più di 3000 persone;

- seppur in leggero aumento, i decessi per incidente aereo, sempre nel 2024, sono stati 244.
Eppure, socialmente, la paura conseguente alla percezione del rischio generata dall’aereo in volo continua ad essere di gran lunga superiore a quella di viaggiare in automobile!
I DATI SPAVENTANO E FANNO PENSARE
A fronte di 3000 decessi l’anno, avete idea di quanti possano essere gli infortuni meritevoli di soccorso sanitario e cure mediche? E, al netto di tutti i drammi materiali e umani derivanti da essi, quanto possano incidere sull’economia del nostro Paese in ambito socio-sanitario? Ebbene, secondo i dati ACI-ISTAT, il costo sociale sostenuto dai cittadini italiani nell’anno 2022, relativo agli incidenti stradali, è stato di circa 18miliardi.
Ovviamente, l’argomento meriterebbe molti approfondimenti, soprattutto a livello psicologico e sociologico, sul perché continuiamo ad assumere comportamenti sbagliati che continuano a causare danni spesso irreparabili. Certo, non possiamo fare a meno di considerare che esistono i cosiddetti sensation seeking (individui sprezzanti del pericolo e voraci di forti sensazioni), talvolta persone inspiegabilmente positive nell’affrontare sfide al limite in cui proiettano sempre un lieto fine; che vanno considerate anche le differenze di genere (le donne tendono a considerare i modo più attento e severo il rischio), l’età, la cultura personale di ogni individuo e quella derivante dal paese d’origine o dal contesto in cui si è cresciuti e tante altre.

