Settembre 26, 2021
PREVENZIONE SOCCORSO

Come prevenire e gestire il mal di mare

Anche a chi non soffre personalmente di questo disturbo, sarà capitato di trovarsi in compagnia di qualcuno che ne ha subito gli effetti.

Mi riferisco al cosiddetto “mal di mare”, anche definito in gergo scientifico naupatia.

Si tratta di un disturbo molto diffuso (sembra che ne soffrano circa 3 persone su 10 al mondo) e che rientra nella grande famiglia delle “cinetosi o chinetosi” che colpisce i viaggiatori (indipendentemente dal mezzo di trasporto).

Come per la maggior parte dei disturbi fisici, attualmente la ricerca scientifica permette d’intervenire con rimedi farmacologici o terapie più o meno efficaci. Cerchiamo di capire insieme l’origine di tale disturbo e suggerire qualche semplice rimedio.

Se state viaggiando a bordo di un’imbarcazione, di fronte alle prime sensazioni di ansia, cefalea e nausea, è importante non agitarsi e non creare allarmismo. E’ probabile che a questi primi disturbi seguiranno manifestazioni di malessere più evidenti (vertigini, aumento della salivazione, sudorazione fredda, pallore, vomito).

Qual è il motivo di tutto questo sconvolgimento fisico?

Per quanto la letteratura scientifica conservi alcune zone d’ombra sulle sue cause, posso dirvi con certezza che non è il movimento in sé la causa del disturbo, come comunemente si è portati a credere, bensì un conflitto fra le informazioni che giungono al cervello.

Mi spiego meglio. Gli occhi danno come informazione di “stare fermi” mentre l’orecchio interno, organo preposto all’equilibrio (attraverso il vestibolo) comunica uno “stato di movimento“.

In altre parole, il nostro corpo mentre viaggiamo riesce perfettamente ad acquisire informazioni dal mondo esterno attraverso:

  • la vista  che gli permette di interpretare l’ambiente circostante e anticipare situazioni di cambiamento a cui va incontro muovendosi (curve, buche, pericoli vari)
  • l’orecchio che gestisce il senso dell’equilibrio attraverso ricettori posti al suo interno
  • il cervello che elabora in continuazione le informazioni che giungono.

A questo punto può capitare in fase di navigazione, una sorta di corto circuito nell’elaborazione delle informazioni che induce il cervello a considerare l’errore e a reagire con sintomi di malessere. Per essere ancora più chiaro:

può succedere che dal punto di vista visivo abbiamo un’ assenza di movimento mentre dal punto di vista sensoriale avvertiamo il movimento a cui siamo sottoposti.

In genere, se colpiti dal senso di “nausea” è difficile bloccare il processo immediatamente ma di sicuro possiamo adottare alcuni accorgimenti che possono aiutarci:

  • evitare pasti troppo abbondanti e ricchi di grassi (soprattutto latte e derivati)
  • idratarsi molto
  • non fumare
  • non bere alcolici almeno 12 ore prima del viaggio e durante
  • evitare di leggere
  • cercare di tenere la testa ferma e guardare, se la vostra posizione ve lo permette stando a prua, la linea dell’orizzonte o la terra ferma (evitate di guardare oggetti che hanno movimento proprio!).
  • respirare aria fresca
  • ascoltare musica e concentrarsi sul proprio respiro (molti consigliano di contare a ritroso da 100 a 1)
  • evitare pensieri negativi in generale (soprattutto sull’esito del viaggio o sul malessere stesso)

Alcuni individui sono più soggetti a questo tipo di disturbo. Altri, avendolo già vissuto, possono avvertirne i sintomi ancor prima di salire sul mezzo di trasporto per effetto della “suggestione”.

In genere i soggetti più vulnerabili sono:

  1. i bambini dai 2 ai 12 anni
  2. i soggetti ansiosi
  3. le donne (in particolare se in  gravidanza)

Anche la propria postazione sul mezzo di trasporto o le condizioni igieniche dello stesso, possono essere cause scatenanti del disturbo:

  • scarsa areazione
  • cattivi odori
  • posizioni retrostanti e anguste
  • impossibilità di guardare fuori

In sintesi, come prevenire e gestire il mal di mare?

I sintomi del mal di mare, grazie a piccoli e semplici accorgimenti, di solito vengono mitigati durante la traversata ma terminano definitivamente solo a fine viaggio. Se malauguratamente permangono, potremmo trovarci in presenza di un’ infezione virale dell’orecchio interno da valutare col proprio medico.

Anche se non succede a tutti, è statisticamente provato che, crescendo molti bambini superano il problema in modo naturale. Inoltre, coloro che continuano a viaggiare con frequenza subiscono un adattamento che può limitare o far scomparire il problema.

Per i più interessati all’argomento consiglio la lettura di un articolo che evidenzia come due ricercatori inglesi stiano  cercando di eliminare definitivamente il rischio cinetosi.

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