Dicembre 4, 2021
PREVENZIONE SOCCORSO

Stato di coscienza o incoscienza?

Negli articoli “0” e “1” del mio programma informativo “to be safe” ho evidenziato le azioni che TUTTI possono praticare, pur non essendo in possesso di specifiche competenze o qualifiche. Con questo articolo, invece, inizierò a spiegare come agisce un soccorritore (sia esso medico o laico) per aiutare una persona in pericolo di vita, partendo dall’analisi del suo stato di coscienza.

Dopo aver effettuato la valutazione ambientale e aver messo in sicurezza l’infortunato, un soccorritore si preoccupa immediatamente di verificare due aspetti fondamentali:

  • STATO DI COSCIENZA: operazione che potrà effettuare scuotendo delicatamente le sue spalle (senza esagerare, non si deve mai escludere la presenza di traumi cervicali) e chiamandolo ad alta voce. 
  • RESPIRAZIONE: dopo aver provato a stimolare dal punto di vista acustico e fisico l’infortunato nella speranza di riscontrare reazioni che possano evidenziare il suo stato di coscienza, dovrà scoprire il suo torace per verificare il movimento tipico di una respirazione normale. RICORDATE  che alla respirazione è strettamente collegata anche l’attività cardiaca del soggetto.

A questo punto il soccorritore potrà trovarsi, generalmente, di fronte a due situazioni  estremamente diverse per livello di pericolosità e metodi di intervento. Un infortunato:

 1) NON CONSCIENTE 

 2) COSCIENTE

Quello che voglio evidenziare in questo articolo è proprio la differenza fra queste due situazioni dal un punto di vista visivo, in modo da affrontare senza possibilità di errori le successive fasi operative. 

Quando l’individuo NON E’ COSCIENTE e NON RESPIRA

Chiaramente il 1° caso evidenzia una situazione più critica e difficile da gestire. Prima, però, di verificare come agisce un soccorritore nel rispetto dei protocolli operativi ufficiali, voglio che possiate capire bene come può apparire ai vostri occhi l’infortunato privo di coscienza:

  • gabbia toracica immobile (significa che non c’è respirazione in atto)
  • colorito cianotico (livido)
  • possibile attività di gasping (è un rantolio simile ad un russare che non determina movimento della gabbia toracica e non deve essere assolutamente confuso con la normale respirazione).

In questa situazione è fondamentale la rapidità d’intervento e svolgere le corrette operazioni nell’attesa che arrivino i soccorsi avanzati già allertati (118).

Detto questo, è importante capire il rapporto di causa/effetto che intercorre fra respirazione ed attività cardiaca. Pur essendo due eventi diversi fra loro, sono strettamente collegati. Se non respiriamo, molto presto anche il nostro cuore cesserà di pompare sangue ai nostri organi vitali (importanza dell’ossigeno) che non possono “funzionare” senza ossigeno.

Quando si parla di arresto cardiorespiratorio o cardiopolmonare s’intende un’interruzione improvvisa dell’attività respiratoria di un individuo a cui segue in pochi minuti anche l’interruzione dell’attività cardiaca. La mancanza di ossigeno nel sangue impedisce gli scambi gassosi a livello polmonare e di conseguenza determina la mancanza della circolazione sanguigna nei nostri organi vitali (primo fra tutti il cervello ma anche il cuore che, nella sua funzione di pompa, non distribuirà più sangue al nostro organismo). 

Quando l’individuo E’ COSCIENTE ( o minimamente cosciente)

Questo 2° caso meno critico, consentirà al soccorritore di trovarsi di fronte ad una persona con le seguenti caratteristiche:

  • colorito normale
  • normale e ritmica estensione della gabbia toracica (indicativamente 15 escursioni respiratorie al minuto). Il fatto che respiri, consente di evitare tutta una serie di procedure in cui la rapidità e la corretta esecuzione sono fondamentali. Non per questo un infortunato cosciente merita minore attenzione (potrebbe scivolare in uno stato d’incoscienza da un momento all’altro!). 
  • qualche didattica parla ancora di “prova dello specchietto” che consente di verificare la respirazione mettendo sotto il naso o davanti alla bocca dell’infortunato uno specchietto, una lente di occhiale o un pezzo di vetro che in presenza di respirazione si appanneranno inevitabilmente.

La facoltà di respirare dell’infortunato potrà mettere il soccorritore di fronte a 2 situazioni principali:

  1. è cosciente e vigile: situazione in cui è opportuno semplicemente stargli accanto e rassicurarlo nell’attesa che arrivino al più presto i soccorsi avanzati.
  2. respira ma è privo di coscienza: occorre mettere l’infortunato in posizione laterale di sicurezza in modo da favorire la pervietà delle vie aeree. Si tratta di una tecnica piuttosto semplice da applicare ma che comporta una rotazione del corpo. Per questo motivo il soccorritore deve escludere l’eventualità di traumi alla colonna vertebrale per evitare di peggiorare una situazione già critica. Se si possono escludere traumi spinali, respira e ha battito cardiaco, è assolutamente opportuno eseguirla. 

Siamo solo al 1° anello della CATENA DELLA SOPRAVVIVENZA:

  1. RICONOSCIMENTO e ALLARME PRECOCE.

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