Giugno 27, 2022
ANALISI

È bene dare anche i numeri

Quando sento parlare di mare, turismo, attività turistico-balneari, mi accorgo che a tanti mancano le conoscenze per poter parlare con consapevolezza di un argomento estremamente complesso e confuso. Voglio spiegarvi perché è  bene dare anche i numeri quando parliamo di un settore molto articolato e controverso.

In questo periodo si parla tanto di stabilimenti balneari, soprattutto in riferimento alla spada di Damocle della Direttiva Europea Bolkestein che pende sulle teste degli imprenditori balneari del nostro Paese.

La società è divisa in pro e contro la liberalizzazione delle concessioni demaniali. In sintesi abbiamo:

  • da una parte coloro che sostengono l’eliminazione di un regime di monopolio e di rinnovo automatico delle concessioni che esclude il patto di libera concorrenza presente nelle norme di diritto riservate ai beni statali pubblici,
  • dall’altra tutti gli operatori balneari sostenuti dalle loro associazioni di categoria, dai sindacati e da una parte della politica nazionale, impegnati a difendere con determinazione il loro presunto diritto di continuare a lavorare attraverso gli stabilimenti balneari avuti in concessione, ereditati o acquistati.

Entrambe le posizioni evidenziano elementi di una secolare cattiva gestione del comparto demaniale marittimo in Italia, che la politica ha letteralmente abbandonato il settore all’iniziativa privata, trascurando controlli, leggi e normative che potessero renderlo più organizzato e produttivo. In altre parole sembra non ci sia stato, nel corso degli anni, l’interesse e l’impegno per distribuire all’intera collettività in benefici di un bene pubblico d’inestimabile valore: le spiagge. Le nostre coste sono fra le più belle al mondo e non ci curiamo di preservale, tutelare i frequentatori, renderle sicure in tutti i mesi dell’anno a prescindere dall’apertura degli stabilimenti balneari, garantire sicurezza anche nei tratti di spiaggia libera.

Ma per capire meglio di cosa stiamo parlando quando mi riferisco alle nostre spiagge e comprendere meglio anche cosa si nasconde dietro certe dinamiche, è bene dare anche i numeri. Eccoli:

  • l’Italia è il Paese con il maggior numero di acque utili alla balneazione, 5.539 km (di cui 4871 marine e 668 acque interne)
  • 50.000 ca. concessioni demaniali
  • 11.000 ca. concessioni per stabilimenti balneari
  • 1230 ca. concessioni per campeggi, circoli sportivi, complessi turistici
  • 37.700 ca. concessioni sono destinate a vari utilizzi (industriali, pesca, acquacoltura, diporto)
  • il 50% ca. delle coste italiane sono sabbiose (circa 3345 km)
  • il 34% ca. delle coste italiane sono rocciose
  • il 16% ca. è rappresentato da insediamenti industriali, strutture turistiche, porti, banchine
  • facendo una media nazionale, circa il 42% delle coste sabbiose è occupato da stabilimenti balneari (le percentuali variano fra le regioni. Alcune, come la Liguria e la Campania, arrivano ad avere quasi il 70% di costa occupata)
  • su 20 regioni, 15 sono bagnate dal mare
  • sono 644 i comuni costieri in Italia

In conclusione voglio pubblicare una tabella di LEGAMBIENTE relativa all’anno 2019. Vi potrà chiarire ulteriormente la situazione sulle nostre coste.

 

 

 

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