Novembre 28, 2022
ANALISI

Non toglieteci anche l’ossigeno

Questa pandemia è riuscita ad evidenziare tanti nervi scoperti della nostra società, a mettere sotto i riflettori le carenze strutturali ed organizzative del nostro sistema sanitario, le difficoltà causate da una burocrazia lenta che immobilizza ogni settore nel nostro Paese, le ingerenze di una politica distante dalla popolazione ma sempre più vorace di potere e consensi. Ma abbiate pietà, non toglieteci anche l’ossigeno!

Dopo le mascherine che hanno per mesi impegnato cronisti e testate giornalistiche sull’inefficienza degli approvvigionamenti, la mancanza di una produzione interna alla nostra nazione ed i tentativi di truffa e corruzione per aggiudicarsi l’acquisto all’estero e poi la fornitura al nostro Paese da parte di improvvisati e corrotti imprenditori, siamo giunti in questa seconda fase ad un nuovo problema: l’Ossigeno Medicale.

Parliamo di un presidio medico dall’importanza unica. Ciò che permette ai nostri polmoni di continuare a funzionare, al nostro cuore di battere, al nostro cervello di elaborare impulsi, ai nostri muscoli di attivarsi.

Nonostante l’estrema importanza di questo elemento, si gioca ancora a “buoni e cattivi”. Non ci sono scorte disponibili di bombole e chi se le accaparra spesso non le riconsegna dopo averle usate. Una situazione anche questa inaccettabile, tipica di un paese disorganizzato ed incapace di stabilire priorità e procedure operative. Ma non priviamoci anche dell’ossigeno!

Cos’è innanzitutto l’OSSIGENO

Si tratta dell’elemento chimico più diffuso in natura che occupa il 21% dell’aria che respiriamo normalmente (78% circa azoto, un gas inerte che non partecipa agli scambi respiratori, 1% circa anidride carbonica) e fondamentale per la sopravvivenza dei tessuti e degli organi vitali. In estrema sintesi, il nostro organismo è in grado di funzionare al meglio solo se abbiamo a disposizione 3 elementi vitali:

  1. cibo
  2. acqua
  3. ossigeno (fondamentale per produrre l’energia necessaria alla sopravvivenza).

Capirete che:

  • somministrare ossigeno medicale al 100% (quello presente nelle bombole usato nelle terapie mediche) in un organismo con un pericoloso deficit di ossigeno (insufficienza respiratoria) consentirà anche la riduzione nel suo sangue della percentuale di azoto, favorendo maggiormente il suo recupero.
  • L’apporto di ossigeno ad alta concentrazione andrà a migliorare sensibilmente lo stato clinico dell’infortunato

Fra i casi più frequenti in cui viene somministrato l’ossigeno medicale abbiamo:

  • insufficienza respiratoria
  • arresto respiratorio
  • deficit respiratorio derivante da sommersione (annegamento) o decompressione
  • arresto cardiaco

Ma perché si somministra ossigeno medicale?

La mancanza di ossigeno può manifestarsi sotto varie forme anche definite:

  • ipossia anemica (anemia)
  • ipossia ipossica (asma, cancro ai polmoni, broncopneumopatia, mal di montagna)
  • ipossia circolatoria (arresto cardiaco, infarto)
  • ipossia istotossica (avvelenamento)
  • ipossia metabolica (aumento fabbisogno normale)
  • La mancanza totale di ossigeno nei tessuti viene definita, invece, anossia, una condizione molto più critica che può determinare in pochi minuti danni cerebrali irreversibili e anche la morte. 

In sintesi la mancanza di ossigeno nel nostro sangue determina in breve tempo una perdita di coscienza molto pericolosa se non gestita immediatamente. Ogni volta che una patologia o una situazione critica rendono difficoltoso l’apporto di ossigeno nel sangue, con relativo abbassamento della sua concentrazione, è necessario in tempi rapidi ricorrere a fonti di ossigeno alternative che possano permettere di superare il gap.

Quello che preoccupa molto attualmente è la gestione sconsiderata dell’ossigeno medicale e di tutti i presidi ad esso correlati. Mancano bombole a disposizione per le ricariche (molte delle quali non vengono riconsegnate dagli utilizzatori). Se ci pensate bene, sarebbe anche semplice risalire ai possessori se, come impone la legge, per acquistare una bombola di ossigeno medicale sono necessarie: la ricetta medica, la causale e l’indicazione sul contesto in cui sarà utilizzato (decreto legislativo n.219/2006). Ma nonostante questo in Italia al momento mancano bombole e naturalmente ossigeno medicale, soprattutto per le terapie domiciliari.

Ma andiamo all’utilizzo che se ne potrebbe fare sulle nostre spiagge in caso di infortuni da annegamento.

PREMESSA: come per tanti aspetti contenuti all’interno delle Ordinanze di Sicurezza Balneare, le indicazioni sulle attrezzature e le dotazioni per il primo soccorso purtroppo cambiano da regione a regione, determinando una situazione caotica e poco condivisa dagli operatori balneari (nulla di strano se pensiamo che il nostro demanio marittimo è ancora regolamentato da un Codice della Navigazione risalente al 1942).

Questo comporta, però, che in tante regioni italiane (la maggior parte), le Ordinanze di Sicurezza Balneare stabiliscano presidi medici e farmaci diversi. Ma non dovete mai dimenticare che l’ossigeno medicale (anche quello nelle bombole monouso non ricaricabili) è a tutti gli effetti un farmaco e pertanto può essere somministrato solo da personale medico o qualificato. Il problema a questo punto appare evidente! Anzi, i problemi principali sono due:

  1. il Ministero della Salute nel 2012 riconosce ad alcune figure, fra cui bagnini di salvataggio (pur senza specifica formazione in merito), la facoltà di somministrare ossigeno medicale in casi di emergenza.
  2. nella maggior parte delle regioni italiane le Ordinanze di Sicurezza Balneare continuano a prevedere la presenza negli stabilimenti balneari di bombole monouso (poco efficaci!) ma non del saturimetro (dal costo irrisorio e di facile utilizzo).

Nel 1° caso è necessario che un bagnino frequenti un corso specifico per la somministrazione di ossigeno medicale per svolgere con competenza l’operazione (e non per sentito dire) altrimenti, in caso di necessità, potrà solo sperare nell’intervento di un medico o di un soccorritore qualificato, con la speranza di trovarlo nei pressi dell’incidente. Fra l’altro, per quanto indispensabile per il monitoraggio del livello di ossigenazione del sangue e sia un elemento necessario per permettere al bagnino d’intervenire, il saturimetro continua a non rientrare fra gli strumenti obbligatori di primo soccorso nella maggior parte delle regioni italiane. Contraddizioni su contraddizioni che si potrebbero facilmente eliminare stabilendo regole comuni per tutti! 

Nel 2° caso la questione è molto più delicata. Oltre alla mancanza del saturimetro, la differenza fra bombole monouso e ricaricabili è sostanziale ma anche l’efficacia e la sicurezza a favore delle “ricaricabili” è evidente. Vi spiego perché. 

BOMBOLA MONOUSO:

  • capacità 950 ml.
  • tempo di utilizzo circa 15 minuti (dipende dal flusso stabilito)
  • flusso 6litri al minuto fisso
  • valida per un solo paziente
  • necessità di acquistarla
  • assenza di flussimetro (impossibilità di regolare il flusso)
  • assenza di manometro (impossibilità di verificare lo stato di carica della bombola) 
  • impossibilità di essere riutilizzata

BOMBOLA RICARICABILE:

  • varie capacità fino a 7 litri
  • tempo di utilizzo fino a 6 ore (dipende dal flusso erogato)
  • flusso da 0 a 15 litri al minuto
  • possibilità di trattare fino a due pazienti
  • possibilità di acquisto o comodato d’uso
  • presenza di flussimetro
  • presenza di manometro
  • possibilità di ricarica e riutilizzo

E qui dovremmo chiederci perché non sia possibile stabilire dei presidi medici e delle dotazioni di primo soccorso efficienti e validi per tutto il territorio italiano (circa 7000km di costa senza considerare le acque interne e le piscine). Si tratta della tutela della nostra salute. 

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