Settembre 26, 2021
PREVENZIONE SOCCORSO

Più attenzione a salvataggio e primo soccorso

Salvataggio e primo soccorso: poche parole per racchiudere un significato importantissimo e poco considerato, spesso anche da parte di coloro che sono preposti a diffondere la cultura di questi due avamposti della prevenzione.

Rilasciare un brevetto ad un bagnino di salvataggio comporta molto lavoro e dedizione ma ottenuto l’obiettivo sembra ci sia una totale trascuratezza per l’aspetto “aggiornamenti e formazione costante”.

Provo a spiegare meglio il concetto. Come evidenziato nell’articolo SALVIAMO I BAGNINI DI SALVATAGGIO, un bagnino che prende il suo brevetto a 16-18 anni potrebbe tranquillamente arrivare a 55 anni senza mai aver aggiornato la sue conoscenze medico-scientifiche fondamentali per i sui interventi di primo soccorso ma soprattutto, senza aver mai dimostrato che negli anni le sue capacità fisiche e attitudinali per il  salvataggio sono ancora accettabili.

Perché è importante e necessario aggiornare i bagnini di salvataggio almeno ogni 5 anni e verificare le loro capacità?

Per due ragioni fondamentali e tante altre correlate:

  1. perché un bagnino si occupa di primo soccorso e una delle operazioni più importanti che si può trovare a svolgere è la RCP (Rianimazione Cardio Polmonare), un’operazione che spesso stabilisce il limite fra la vita e la morte di un individuo. Se si pensa che ogni 5 anni lILCOR (che distribuisce linee guida ufficiali ai Paesi per rendere sempre più efficaci i soccorsi proprio in materia di RCP) modifica le tecniche e spesso i metodi d’intervento, ecco che abbiamo la risposta. ATTENZIONE: un bagnino brevettato da molti anni “potrebbe” ritrovarsi a non conoscere gli attuali metodi d’intervento, continuando ad operare attraverso conoscenze antiche e superate (ma senza commettere alcun reato!).
  2. Perché a 16-18 anni un ragazzo/a che riesce a prendere il brevetto da bagnino di salvataggio ha una condizione fisica particolare anche grazie alla sua età anagrafica. La sua “sana e robusta costituzione” sono elementi oggetto di valutazione in quel preciso momento. Per quanto ci siano tantissimi bagnini in età avanzata “esperti, sani e robusti” ce ne sono tanti altri che, per vari motivi personali, con l’andare avanti degli anni hanno perso le proprie capacità fisiche dimostrando grosse difficoltà soprattutto nel nuoto (figuriamoci se impegnati in un soccorso in mare?). Dobbiamo comprendere che si tratta di soccorso e pertanto tutela della sopravvivenza delle persone. ATTENZIONE: trattandosi di salvataggio in mare, spesso in condizioni critiche e svolto con l’utilizzo di mezzi nautici non a motore, è necessario che le capacità fisiche ed operative dei bagnini di salvataggio, anche in età avanzata, siano dimostrabili.

In fondo per rinnovare un brevetto è sufficiente un certificato medico (al massimo un elettrocardiogramma) in cui è dichiarato lo stato di “sana e robusta costituzione” e qualche versamento. Con questi metodi di rinnovo si va avanti fino a 55 anni.

Dobbiamo porci qualche domanda perché vi assicuro che il medico di famiglia non si dedicherà a valutare le nostre capacità motorie nel suo ambulatorio, tantomeno ad aggiornare le nostre conoscenze in materia di RCP.

Appaiono evidenti due cose!

  1. Che bastano: un certificato, un versamento all’ufficio postale, una marca da bollo e qualche fotografia per il rinnovare il brevetto (mi riferisco al tesserino). 
  2. Che tranne il brevetto, il bagnino non ha rinnovato nient’altro (mi riferisco alla sua formazione).

Non voglio mettere in difficoltà tutti coloro che pensano basti sedersi sulla sedia di una torretta presso uno stabilimento balneare e guardare verso l’orizzonte per assolvere le proprie funzioni di bagnino di salvataggio. Ma non si può neppure affidare la formazione alla personale iniziativa dei bagnini (spesso molto onerosa economicamente). Oppure farci forza con tutti i bagnini impegnati in attività agonistiche di Salvamento (che sono una percentuale minima rispetto a tutti i brevettati nel nostro Paese).

Conosco molto bene aziende virtuose e società lungimiranti che impegnano molte risorse sulla formazione del proprio personale di servizio ma sono ancora troppo poche.

Più che puntare il dito su una categoria troppo trascurata, voglio evidenziare l’importanza dei ruoli che queste figure lavorative devono assolvere: prevenzione, salvataggio e primo soccorso.

Un pensiero ricorre ogni volta che assisto ad orde di turisti che dopo i loro lauti pranzetti o soste-bar si riversano sulle spiagge: possibile che le attività commerciale investano quasi esclusivamente sulla loro soddisfazione fisica e pochissimo sulla loro tutela e sicurezza?

Il vero dramma è che nel nostro Paese manca la cultura della prevenzione e del soccorso!

Occorre sulle nostre coste più attenzione a salvataggio e primo soccorso, riconoscere alla categoria degli assistenti bagnanti la loro professionalità e dedicare maggiore attenzione alla loro costante formazione teorica, pratica e fisica. Finalmente avremo sulle nostre spiagge e nei nostri stabilimenti balneari operatori sempre attenti ed efficienti, simbolo di una eccellente offerta turistico-balneare capace di rendere sinergici gli interventi di primo soccorso con quelli avanzati e garantire elevati standard di sicurezza.

 

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