Luglio 27, 2021
PREVENZIONE SOCCORSO

Cosa fare quando l’infortunato non respira

Negli articoli “2” e “3” del mio programma informativo “to be safe” ho evidenziato la differenza sostanziale che c’è, durante un soccorso, fra un soggetto che respira e uno che è privo della funzione respiratoria. L’argomento di questo articolo è: cosa fare quando l’infortunato non respira, non avendo l’assistenza di personale medico, senza la presenza di soccorritori professionali e senza l’ausilio di un defibrillatore.

Siamo giunti al 2° anello della Catena di Sopravvivenza: RIANIMAZIONE CARDIO-POLMONARE precoce

Se abbiamo effettuato correttamente le operazioni che ci consentono di verificare che il soggetto non respira, a questo punto è necessario agire tempestivamente. In questa situazione il fattore tempo è fondamentale per la sua salvezza. Ogni minuto che trascorre senza respirare, si riducono di circa il 10% le probabilità di sopravvivenza dell’individuo

Naturalmente un individuo che non respira si troverà in uno stato d’incoscienza! Ma, se non c’è respirazione, il più delle volte siamo in presenza anche di un arresto cardiaco. Una volta chiamato il 112 per la richiesta di soccorso avanzato, dobbiamo agire tempestivamente. Evitare assolutamente di far trascorrere troppi minuti senza che del sangue ossigenato possa raggiungere tessuti e organi vitali, in particolare il cervello. Dopo circa 10 minuti i danni cerebrali sarebbero irreversibili. Come facciamo? Grazie alla Rianimazione Cardio Polmonare.

Cos’é una RCP (Rianimazione Cardio Polmonare)

L’RCP fa parte delle manovre adottate a supporto delle funzioni vitali di base che si è soliti indicare con l’acronimo BLS (Basic Life Support). Si tratta di una manovra svolta dal soccorritore nell’attesa di poter utilizzare un DAE (defibrillatore automatico esterno). Questa manovra consente, attraverso delle compressioni all’altezza dello sterno, di simulare l’azione svolta dalla pompa cardiaca e di continuare a distribuire il sangue e ossigeno agli organi. In altre parole, l’abbassamento dello sterno permette di comprimere il cuore contro la colonna vertebrale (spremerlo!) e spingere in circolo il sangue contenuto nelle cavità cardiache fino al cervello (organo che risente maggiormente della mancanza di sangue ossigenato).

Prima di praticare l’RCP, è importante:

  • adagiare l’infortunato su una superficie rigida in posizione supina e con le braccia allineate al corpo (ricordare la cautela nella movimentazione per il rischio di traumi spinali)
  • scoprire il suo torace.

A questo punto le azioni principali diventano 2:

1. COMPRESSIONI:

  • ci mettiamo in ginocchio al suo fianco, con le nostre spalle all’altezza dello sterno (punto di compressione)
  • andremo a porre il carpo di una mano (la parte finale del palmo più vicina al polso) sulla metà inferiore dello sterno
  • metteremo l’altra mano sulla prima incrociando le dita e cercando di tenerle sollevate per non fare troppa pressione sulle coste
  • ci spingiamo in avanti in modo da avere le braccia tese e perpendicolari sopra il punto di compressione senza piegare i gomiti
  • spingiamo in modo da abbassare il torace dell’infortunato di circa 5cm (adulti) o  4cm (bambini)
  • facciamo attenzione che ad ogni compressione corrisponda un rilasciamento completo della parete toracica
  • eseguiamo 30 compressioni ad una frequenza di 100/120 al minuto (ci sono canzoni molto famose che hanno una frequenza simile, una fra queste è Stayin’ Alive, famoso brano anni 80′ dei Bee Gees. Comprimete concentrandovi sul ritmo di questa canzone e non sbaglierete!)

Prima di praticare le 2 ventilazioni è necessario aprire le vie aeree. Una conseguenza della perdita di coscienza è senza dubbio il rilassamento muscolare. Questo può causare un arretramento della base della lingua che potrebbe ostruire le vie aeree.

Le azioni che seguono permettono di liberare le vie aeree in assenza di corpi estranei all’interno del cavo orale. Vediamo come:

  • mettere il palmo della mano sulla fronte dell’infortunato (non sugli occhi!)
  • con l’altra mano mettere indice e medio sotto la parte ossea più prominente del mento.
  • iperestendere il capo del soggetto spingendolo all’indietro e contemporaneamente sollevare il suo mento con le due dita.

2. VENTILAZIONI:

  • ancora di più in situazioni di pandemia, in cui il rischio di trasmissibilità aerea di un virus è più probabile, ogni soccorritore deve tutelarsi adottando tutte le precauzioni consentite al fine di evitare eventuali contagi o infezioni (maschere protettive)
  • una volta iperesteso il capo dell’infortunato, con la mano posta sulla fronte andiamo a chiudere il suo naso con pollice ed indice (a pinzare le ali del naso)
  • dopo aver preso un respiro normale, andremo a soffiare per 1 secondo nella sua bocca (facendo aderire la propria bocca a quella del soggetto infortunato o attraverso una maschera facciale bocca/naso che dovrà aderire perfettamente al suo viso, evitando dispersioni di aria e senza coprire i suoi occhi).
  • durante le 2 ventilazioni faremo attenzione a verificare il sollevamento del torace che ci indicherà l’esito positivo dell’operazione. Non occorre una ventilazione troppo forte! Appena verifichiamo il movimento del torace possiamo fermarci
  • se il torace non dovesse alzarsi non dobbiamo ripetere le ventilazioni ma continuare con le compressioni (è importante che non trascorrano più di 10 secondi fra un ciclo di compressioni e l’altro)
  • qualora le vie aeree fossero ostruite da corpi estranei di difficile estrazione a mano, evitare le ventilazioni che potrebbero peggiorare la situazione e dedicarsi esclusivamente alle compressioni in attesa dell’arrivo dei i soccorsi avanzati.

Nel rispetto dei protocolli sulla RCP è fondamentale continuare i cicli, alternando 30 compressioni e 2 ventilazioni fino all’arrivo del 118. Per legge, solo il personale medico può dichiarare morta una persona. Gli unici casi in si può interrompere la pratica della RCP sono quando:

  1. l’infortunato torna cosciente
  2. si verifica un evento che mette a rischio la nostra incolumità
  3. c’è la possibilità di utilizzare un DAE
  4. sopraggiungono gli operatori del Sistema di Emergenza Sanitaria
  5. siamo soli e senza più forze per continuare le operazioni

Gli unici casi in cui un soccorritore può evitare di effettuare una RCP o utilizzare un DAE sono quando la vittima è:

 

 

 

 

 

Articoli correlati

Leave a Comment